Il Tirreno

«Il macello si fa, anche senza i soldi del Comune»

Gli agnelli di Zeri, produzione riconosciuta come presidio dallo Slow food
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Gli agnelli di Zeri, produzione riconosciuta come presidio dallo Slow food

Il Consorzio dell'agnello di Zeri attacca: troppi ostacoli dalla politica

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 ZERI. «La guerra del macello itinerante? Se ne è parlato troppo. Il fatto è che chi vuole fare qualcosa, in Lunigiana, finisce per scontrarsi con la poltica». Parole forti quelle di Cinzia Angiolini, presidente del Consorzio per la tutela e la valorizzazione della pecora e dell'agnello di Zeri. Che arrivano nel mezzo della guerra di carte bollate e la causa intentata dal Comune proprio al Consorzio, per riavere indietro i soldi (la prima tranche di 60mila euro) stanziati per il progetto.  «L'idea del mattatoio itinerante ha un grande obiettivo: quello di tutelare ulteriormente la nostra produzione, evitando di spostare gli agnelli anche solo per la macellazione - spiega la Angiolini - Nel 2007 avevamo anche già individuato la sede dove posizionare la struttura (peraltro già acquistata), un terreno vicino al campo sportivo, a Chiesa di Rossano, accanto alla sede del nostro Consorzio, dove facciamo anche degustazioni dei prodotti».  Le cose però, nel corso del tempo, «nonostante tantissime riunioni», sono cambiate. «Il Comune ha fatto dietrofront sul terreno e ce ne siamo dovuti comprare uno privato - prosegue la presidente del Consorzio - Adesso ci chiedono indietro anche i soldi».  Una guerra legale sullo sfondo ma un obiettivo ben chiaro da parte della ventina di produttori dell'agnello di Zeri.  «Noi andremo avanti con i lavori, anche senza i soldi del Comune - conclude la Angiolini - In questo progetto ci abbiamo creduto e continueremo a farlo per tutelare la nostra produzione». A.V.

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