Il dolore
In centinaia all’obitorio per l’addio al 13enne senegalese annegato a Marina
«Nessuno deve più morire come Aliou, ora vogliamo giustizia»
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Alcuni momenti del drammatico addio ad Aliou3 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. Erano in tanti a salutare il piccolo Aliou Mbengue, ieri, all'obitorio. Bambini e adulti, carraresi e senegalesi: sguardi cupi sotto un cielo cupo, che ha riversato sui presenti una pioggia passeggera, non sufficiente a diradare l'opprimente afa estiva e a nascondere le lacrime. Attorno alla famiglia del tredicenne morto annegato lunedì scorso, a pochi metri dalla riva, e alla comunità senegalese si sono stretti molti carraresi. I compagni di scuola, i compagni di squadra del San Marco con il presidente Luca Ponticelli, il sindaco Angelo Zubbani, l'assessore alla cultura Giovanna Bernardini e la dirigente al sociale Daniela Tommasini in rappresentanza dell'amministrazione, ma anche tanti semplici cittadini che hanno voluto dare il loro addio ad Aliou. La cerimonia ha avuto luogo secondo il rito islamico, anche se con qualche eccezione: la salma in precedenza era stata lavata e avvolta in un lenzuolo "vergine" (ossia nuovo, mai utilizzato). Contravvenendo alla tradizione, però, la famiglia ha deciso di far giacere Aliou a volto scoperto e non sotto uno spesso velo bianco. Molta la commozione fra i presenti e grande solidarietà da parte della comunità carrarese e senegalese alla famiglia, unite in un unico abbraccio per dare l'estremo saluto al piccolo Aliou. «Grazie» ha detto Mathiam Mbengue, lo zio del ragazzino, che in questi giorni ha fatto da colonna portante per la famiglia. «Grazie - ha ribadito - perchè la città di Carrara non ci ha fatto sentire soli nemmeno per un attimo: è come se fosse successo a casa, in Senegal». Poi ha aggiunto, fra gli applausi scroscianti dei presenti: «Ora, però, vogliamo la verità. Perché una cosa del genere non deve più accadere. So che era già successo anni fa e non deve più ripetersi. Non deve più accadere a nessuno. Quindi, se qualcuno sa qualcosa, se qualcuno ha visto qualcosa, si faccia avanti e parli. Chiediamo solo una cosa: la verità». La salma, poi, dopo essere stata esposta per essere salutata da tutti è stata caricata sul carro funebre - offerto, insieme al servizio di trasporto, dalla Pubblica Assistenza - e accompagnata dalla Salat Aljananza, letteralmente la "preghiera della morte", che ricorda molto un canto, guidata dall'Imam di Massa-Carrara Salah Nassi. La macchina è stata seguita da una processione funebre, a piedi, fino all'entrata dell'ospedale civico, dove ha avuto inizio l'ultimo viaggio di Aliou: prima verso Genova, poi, da lì, in volo fino a Dakar, la città in cui il piccolo abitava prima di trasferirsi a Carrara (il viaggio è a spese del Comune, per volontà del sindaco Angelo Zubbani). Aliou sarà però sepolto nella città sacra di Touba, a 200 chilometri dalla capitale. Oggi la catena umana in spiaggia. Questo pomeriggio saranno più di un centinaio i partecipanti alla catena umana per ricordare Aliou alla spiaggia libera del porto, organizzata da un gruppo di amici del ragazzino. A regnare in spiaggia sarà il silenzio e la voglia di giustizia. L'unico messaggio che verrà lanciato sarà quello scritto su decine di cartelli: «Chi non ci crede ci uccide, chi non ci protegge uccide il futuro». Le indagini. Continuano le indagini della Capitaneria di porto per ricostruire quello che è accaduto lunedì scorso, quando è morto annegato Aliou. Dai momenti drammatici, dell'allarme dell'amichetto, fino all'intervento dei bagnini. La famiglia Mbegngue si è rivolta all'avvocato David Cappetta. «Al momento stiamo valutando il da farsi - spiega il legale - La famiglia parte civile? Al momento sono ancora in corso di indagini, quindi è impossibile». Sara Ligutti
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