Il Tirreno

Al centro delle carte bollate la realizzazione di un impianto mobile destinato agli ovini

Il macello della discordia

Andrea Bonatti

Il Comune di Zeri fa causa al Consorzio dell'agnello

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 ZERI. Carte bollate tra Comune di Zeri e Consorzio per la tutela e per la valorizzazione della pecora e dell'agnello: motivo del contendere, il macello itinerante che doveva essere in funzione ormai da più di un anno. Al centro della diatriba i 120.000 euro stanziati per il progetto: il Comune ne ha versati al Consorzio la metà, ma adesso li rivuole indietro.  Il Comune non è soddisfatto dei lavori fin qui svolti, il Consorzio chiede invece il resto del pagamento.  Le premesse della vicenda risalgono al 22 maggio del 2009, quando viene sottoscritto un protocollo d'intesa tra la Comunità Montana della Lunigiana, la Provincia di Massa-Carrara, il Comune di Zeri e il Consorzio di tutela. L'intesa prevede l'acquisto e la messa in funzione di un impianto mobile di macellazione aperto a tutti gli allevatori di ovini. Un'idea nata nel 2004 proprio su impulso del Consorzio per facilitare il lavoro degli allevatori del rinomato agnello zerasco, apprezzato prodotto tipico della Lunigiana e presidio Slow Food. A finanziare il progetto ci pensano la Comunità Montana (attraverso la Regione Toscana) con 100.000 euro e la Provincia con i restanti 20.000.  La cifra viene messa in mano al Comune che decide di affidare direttamente al Consorzio di tutela il compito di acquistare il macello e metterlo in funzione. Stabilisce inoltre un piano dei pagamenti in tre fasi: il primo da 36.000 euro subito alla sottoscrizione del protocollo, il secondo da 24.000 euro dopo la dichiarazione di inizio lavori e il terzo, i restanti 60.000 euro, quando il macello avrebbe ottenuto il certificato di agibilità. Cosa che non è ancora avvenuta.  Per questo il 3 maggio scorso Giuliano Lorenzelli, responsabile dell'Ufficio Tecnico, ha mandato una raccomandata a Provincia, Comunità Montana e Consorzio per informare che non avrebbe versato al Consorzio stesso l'ultima rata prevista ma l'avrebbe restituita alla Comunità Montana e anzi richiedeva indietro i 60.000 euro già corrisposti. Tra i motivi dello stop al pagamento elencati nella comunicazione: la mancanza della firma del responsabile del settore "Sicurezza Alimentare e Nutrizione" dell'A.s.l. sulla relazione dell'operatività del macello, "la mancanza dei servizi igienici e dello spogliatoio dello spaccio vendita", "la mancanza di un contratto con una ditta autorizzata per il ritiro e lo smaltimento dei rifiuti di lavorazione" e infine di un "termine ultimo per l'attivazione dell'impianto di macellazione".  Il 31 maggio arrivava poi la risposta via lettera del Consorzio che richiede invece il pagamento, avendo adempiuto alle richieste formulate dalla Comunità Montana, ovvero di aver presentato "fattura quietanzata relativa all'acquisto di un impianto di macellazione" e di aver elaborato "una relazione dettagliata contenente idonea soluzione locativa", sostenendo che i rilievi fatti dal Comune sono per lo più "dettagli operativi nel frattempo già risolti o destinati ad esserlo in corso d'opera in collaborazione tra i Servizi Tecnici comunali e il Consorzio".  La questione è ora in mano a due avvocati, Giovanni Montana di Pisa per il Comune e Mario Pelli di Genova per il Consorzio, che tenteranno di stabilire un percorso per arrivare ad una soluzione stragiudiziale della contesa.

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