Il Tirreno

«Non possiamo perdere altri due anni»

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Porto turistico, il grido d'allarme di Matteo Venturi del gruppo edili di Assindustria

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CARRARA. E ora? Il parere della Regione è arrivato come una doccia fredda su chi sperava in un iter finalmente accelerato per realizzare un'infrastruttura come il porto turistico di cui si parla da decenni. Invece, stoppata la procedura sulla base del decreto Burlando, si va avanti con la pianificazione del nuovo piano regolatore del porto, che include anche la realizzazione dello scalo turistico. I tempi? Incerti, anche se non più tardi di martedì scorso la Regione, in un comunicato dell'assessore regionale alle infrastrutture Luca Ceccobao, ha ribadito che per il Porto di Carrara si conferma la volontà di Governo, Regione, Enti locali ed Autorità Portuale a collaborare «al fine di riavviare le procedure per l'approvazione del piano regolatore portuale ed alla successiva celere attuazione nell'ambito dei finanziamenti previsti per il potenziamento della "piattaforma logistica costiera", che consentirà di spostare merci mettendo in relazione le autostrade del mare, il sistema dei porti del Tirreno settentrionale e gli interporti».  «Ma proprio dal comunicato della Regione - tuona Matteo Venturi, presidente del gruppo edili di Assindustria - emerge un dato allarmante: i tempi non sono definiti, il rischio è che qui si perdano altri anni. E invece il territorio non se lo può permettere».  L'analisi di Venturi è sconfortante: «Si fa presto a fare due conti: qui a Carrara siamo già in campagna elettorale, nonostante le buone intenzioni espresse pubblicamente dal sindaco Angelo Zubbani, difficile pensare che proprio durante una fase di trattativa con alleati che non hanno una visione univoca, si possa andare ad accelerare sul piano regolatore portuale. Potrà essere reinserito nel programma, ma intanto si arriva a giugno del prossimo anno. Quando però partirà la campagna elettorale di Provincia e Comune di Massa. Come minimo, le amministrazioni decisive per il futuro del porto e del porto turistico saranno tutte e tre in carica nell'estate del 2013. Se tutto va bene, solo allora si potrà andare davvero a indire una gara, sempre che il porto turistico, inserito nel più vasto piano regolatore portuale sulla base dell'accordo di pianificazione che include anche il water-front, non abbia ulteriori ostacoli».  Da più parti il progetto del porto turistico è avversato. Quindi, per superare le contrarietà, due anni di programmazione condivisa, di fronte ai decenni di cui si parla, tutto sommato non sono molti... «Se permette, non sono d'accordo. Due anni sono un'eternità per una provincia come la nostra che annaspa e che non riesce ad agganciare la ripresa. Che senso ha sviluppare il progetto Pignone, oppure cercare di attrarre imprese per esempio della nautica, se poi a mare non ci sono infrastrutture adatte? Nei giorni scorsi sul territorio c'è stato Giuseppe Pasini del Gruppo Feralpi: 850 milioni di fatturato, vale a dire tre volte tutto l'export del settore lapideo apuano. Il nostro territorio, abbiamo letto proprio sul Tirreno, gli è piaciuto, vorrebbe investire qui, portare traffici. Cosa gli offriamo? La premessa da cui bisogna partire è che il porto commerciale ha a disposizione 1.300 metri lineari di banchina e questi resteranno tali e quali, non cresceranno di un centimetro sulla base del nuovo piano regolatore. Quello che il territorio e noi imprenditori chiediamo di realizzare è un porto turistico ed è una stazione marittima, esterni al porto commerciale: e che saranno ossigeno per smuovere la nostra economia asfittica, grazie al potere di attrazione che avranno per nuovi traffici».  Il parere dell'Avvocatura però è chiaro. Bisogna aspettare l'iter del piano regolatore portuale. «Allora io dico che serve uno scatto. Che le nostre amministrazioni, che la nostra classe politica non può arrendersi di fronte a un parere ma ha il dovere di pretendere di più. I nostri interlocutori sono gli amministratori locali, è da loro che aspettiamo risposte. Noi sostanzialmente chiediamo di lavorare: per farlo, abbiamo bisogno di infrastrutture, di condizioni favorevoli. Più volte il presidente della Regione Enrico Rossi ha detto pubblicamente che si sarebbe adoperato per il porto turistico e la stazione marittima, questo serve: non sta a me suggerirlo, ma mi sarei aspettato che i nostri amministratori si fossero subito rivolti al presidente della Regione per avere un sostegno e superare l'empasse. Forse non ci rendiamo conto: se perdiamo il treno della portualità, dello sviluppo a mare, dei nuovi traffici, se perdiamo investimenti (Nuovo Pignone, Pasini, ecc.), la crisi diventerà endemica. Possibile che non si riesca a reagire, tutti insieme, e sbloccare finalmente la partita?», conclude Venturi. M.B.

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