Il Tirreno

L'ultimo saluto ad Aliou tra lacrime e preghiere

L'ultimo saluto ad Aliou tra lacrime e preghiere

In tanti sotto la pioggia a porgere l'ultimo saluto a Aliou, il bambino morto annegato. Al dolore della famiglia si è unità tutta la comunità carrarese e le istituzioni. Lo zio del ragazzo: «La città di Carrara non ci ha fatto sentire soli nemmeno per un attimo»

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CARRARA. Erano in tantissimi a salutare il piccolo Aliou Mbengue, questa mattina all’obitorio. Bambini e adulti, carraresi e senegalesi: sguardi cupi sotto un cielo cupo, che ha riversato sui presenti una pioggia passeggera, non sufficiente a diradare l’opprimente afa estiva e a nascondere le lacrime. Attorno alla famiglia e alla comunità senegalese del bambino annegato lunedì pomeriggio, si sono stretti molti carraresi: i compagni di scuola, i compagni di squadra del S. Marco Avenza con il presidente Luca Ponticelli, il sindaco Angelo Zubbani, l’assessore alla cultura Giovanna Bernardini e la dirigente al sociale Daniela Tommasini in rappresentanza dell’amministrazione, ma anche tanti semplici cittadini che hanno voluto dare il loro addio ad Aliou.

La cerimonia ha avuto luogo secondo il rito islamico, anche se con qualche eccezione: la salma in precedenza era stata lavata e avvolta in un lenzuolo “vergine” (ossia nuovo, mai utilizzato). Contravvenendo alla tradizione, però, la famiglia ha deciso di far giacere Aliou a volto scoperto e non sotto uno spesso velo bianco. Molta la commozione e grande solidarietà da parte della comunità carrarese e senegalese alla famiglia, unite in un unico abbraccio per dare l’estremo saluto al piccolo Aliou.

«Grazie» ha detto Mathiam Mbengue, lo zio del ragazzino, che in questi giorni ha fatto da colonna portante per la famiglia. «Grazie, è stato molto bello. La città di Carrara non ci ha fatto sentire soli nemmeno per un attimo: è come se fosse successo a casa, in Senegal».

Poi ha aggiunto, fra gli applausi scroscianti dei presenti: «Ora, però, vogliamo la verità. Perché una cosa del genere non deve più accadere. So che era già successo anni fa e non deve più ripetersi. Non deve più accadere a nessuno. Quindi, se qualcuno sa qualcosa, se qualcuno ha visto qualcosa, si faccia avanti e parli. Chiediamo solo una cosa: la verità». La salma, poi, dopo essere stata esposta per essere salutata da tutti è stata caricata sul carro funebre - offerto, insieme al servizio di trasporto, dalla Pubblica Assistenza - e accompagnata dalla Salat Aljananza, letteralmente la “preghiera della morte”, che ricorda molto un canto, guidata dall’Imam di Massa-Carrara Salah Nassi.

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