Sicurezza
Cimiteri, Massa Servizi nel mirino
◗
IL GIUDICE. Paolo Puzone e accanto lavvocato Roberto Iacopetti Durante il processo emergono possibili omissioni nei controlli
4 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Colpo di scena: Massa Servizi, la società (ormai ex) di riscossione dei tributi, diventa protagonista del processo per lo scandalo cimiteri. Tanto che la Procura potrebbe decidere di aprire un altro filone di inchiesta. Con uno scopo: verificare se esistano profili di omesso controllo. Tradotto: se la società non abbia svolto le mansioni di custodia, vigilanza e coordinamento che il Comune le aveva attribuito con apposita convenzione. La svolta. Massa Servizi diventa centrale nel processo, durante l'udienza di ieri. Il pubblico ministero Federico Manotti chiama a testimoniare Giampaolo Landucci e Alberto Tonarelli, all'epoca dei fatti, dipendenti di Ariete, socio privato di Massa Servizi e suo braccio operativo. Tra i testi anche Ezio Fornesi, presidente della Spa. Per il pm quei testimoni possono confermare la tesi accusatoria, ma la difesa affila le armi. In prima linea gli avvocati Adriano Martini e Roberto Iacopetti, difensori del funzionario comunale Renzo Fialdini. Il loro intento è chiarissimo: dimostrare che il controllo di quanto accadeva al cimitero e al forno crematorio non competeva a Fialdini, ma alla stessa Massa Servizi, in base ad una convenzione stipulata nel 2005 con il Comune di Massa. Sposa la stessa tesi anche l'avvocato Sommovigo che rappresenta l'altro imputato chiave, Renato Alibani, amministratore unico di Euroservizi (società che gestiva il forno crematorio). Martini e Iacopetti tentano di dimostrare che Massa Servizi avrebbe dovuto coordinare tutte le operazioni cimiteriali, cremazioni comprese. E la garanzia di quel controllo - ecco la posizione di Sommovigo - avrebbe dovuto rassicurare anche Alibani. Per l'accusa il ruolo di Massa Servizi non sposta di una virgola le contestazione agli imputati: anche nel caso di un omesso controllo, le l'ipotesi di reato rimangono. Ma il tribunale vuole vederci chiaro. Tutto ruota intorno all'accertamento dell'obbligo di custodia da parte della società e quindi del suo legale rappresentante, Ezio Fornesi. Sospeso l'interrogatorio di Fornesi. L'ex presidente risponde alle domande incalzanti di Iacopetti e Sommivigo sui compiti di Massa Servizi, in materia di custodia e controllo del cimitero, ma nelle sue risposte i giudici ravvisano possibili elementi autoindizianti. Elementi che potrebbero far supporre l'omesso controllo. Il collegio (presieduto da Paolo Puzone) invita Fornesi a nominare un legale con cui si presenterà alla prossima udienza, fissata per il 5 ottobre. Il codice di procedura penale, infatti, parla chiaro: se un testimone, chiamato a dire la verità, rischia con dichiarazioni sincere di rivelare elementi a suo carico, deve essere tutelato. Ha il diritto di nominare un avvocato e di avvalersi della facoltà di non rispondere, non riconosciuta, invece al testimone. Il ruolo di Massa Servizi. La linea della difesa emerge prima dell'interrogatorio di Fornesi, quando vengono ascoltati i due dipendenti (ora ex) di Ariete. Descrivono il loro lavoro al cimitero: «l'apertura dei tre cancelli e la registrazioni delle salme che entravano al cimitero del Mirteto, in due registri, uno cronologico ed uno alfabetico». Poi spiegano più volte che «le salme da cremare erano registrate soltanto se le ceneri rimanevano a Mirteto». Spiegano anche che il loro ufficio era lato monte e da lì non si vede il forno, né si possono tenere sotto controllo le uscite lato mare. Alberto Tonarelli, uno dei due dipendenti, aggiunge che più volte aveva trovato aperto uno dei cancelli e di questo se ne era lamentato. Le chiavi, infatti, - così riferisconbo i testimoni - erano anche a disposizione di Euroservizi e, per un periodo, anche delle ditte che all'interno del cimitero eseguivano lavori. Lo stesso Fornesi spiega che furono anche cambiati i locchetti, ma «prima l'allora assessore alle Finanze, poi l'allora dirigente del settore chiese di ridare le chiavi alle imprese». Fornesi chiarisce i compiti di riscossione all'interno del cimitero (esempio per la lux perpetua). Ma la difesa insiste sul ruolo di controllo e custodia: «Per la riscossione - insiste Iacopetti - avevate un aggio dell'8%, ma ricevevate 250mila euro dal Comune per le altre funzioni tra cui il coordinamento delle operazioni e la custodia». Di fronte alle domande pressanti- riferendosi anche all'invito a riconsegnare le chiavi - Fornesi riconosce che «la custodia era prevista in convenzione, ma materialmente i servizi erano organizzati in maniera diversa. E non - aggiunge - per nostra volontà». Adesso la sua posizione è cambiata (non quella dei dipendenti, esecutori di disposizioni). La prossima mossa è della Procura. In ogni caso l'omesso controllo si prescrive in 5 anni. E i 5 anni sono già passati. (C.S.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
