Il Tirreno

Detenuti in sciopero della fame

<b>IL CARCERE.</b> La casa circondariale di Massa
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IL CARCERE. La casa circondariale di Massa

Contestano i tagli a imprese che li fanno lavorare

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 MASSA. Stefano Porzano interrompe lo sciopero della fame e passa il testimone al vice presidente dell'Arci Nino Mignani che da lunedì ha smesso di mangiare. La situazione del carcere, dopo la decisione del Governo di tagliare gli sgravi concessi alle imprese che permettono ai detenuti di lavorare, è al limite della rivolta. Nessuna conferma arriva dall'istituto, ma pare che i detenuti di un'intera sezione abbiano rifiutato il cibo e non sono escluse nei prossimi giorni altre forme di protesta. Tutte le forze che operano all'interno e all'esterno del carcere sostengono la causa dei detenuti, tra questi l'esponente della Cgil Isa Zanzanaini e i due responsabili dell'associazione che si occupa dei detenuti Angelo Gatti e Giorgio Magni. Domani alla 16, 30, in città, è previsto un incontro con Salvatore Allocca, assessore regionale al welfare. Anche l'assessore comunale al sociale Gabriella Gabrielli è in prima linea. «La situazione è intollerabile - commenta - non si può far finta che il carcere non faccia parte della comunità, dobbiamo fare la nostra parte come amministratori. Come Comune ci stiamo impegnando insieme alla Provincia per portare avanti il progetto del garante del detenuto. Permettere ai detenuti di lavorare significa favorire il reinserimento in società». Secondo Porzano (anche lui operava in carcere), ancora provato per lo sciopero,invece, il comune di Carrara sembra disinteressarsi al problema. «Il carcere non è solo di Massa e nonostante i numerosi inviti fatti anche a Carrara per ora non abbiamo ricevuto risposte. Speriamo che almeno i nostri deputati possano fare qualcosa». A far notare l'inadeguatezza delle scelte del Ministero ci pensa il presidente dell'Arci Moisè pronto a prendere la staffetta da Mignani. «Il Ministero parla di trend di costante crescita delle posizioni lavorative e quindi degli sgravi richiesti e in base a questo ritiene indispensabile procedere ad una consistente riduzione di budget. È una affermazione contraddittoria». La richiesta, quindi, è garantire lavoro ai carcerati come precondizione al reinserimento. R.L.

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