Il Tirreno

«Più che i soldi, perdiamo i bambini»

Alessandra Vivoli
La protesta sotto il Comune degli Ose di Apuafarma
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La protesta sotto il Comune degli Ose di Apuafarma

In scadenza il contratto. Gli operatori socio educativi protestano: i minori non sono pratiche

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 CARRARA. Per undici di loro, fra 3 giorni scade il contratto a tempo determinato. Per altri, ad agosto si chiuderanno 27 casi: minori, spesso bambini piccoli, che gli sono stati affidati, da tre anni, non saranno più di «loro competenza». Ma nessuno, degli operatori socio educativi (Ose) e socio assistenziali (Osa) di Apuafarma, in questa mattinata rovente trascorsa in Comune per incontrare il sindaco, parla di soldi.  E della perdita, seppure momentanea del lavoro e di uno stipendio che si aggiura dai 730 agli 860 euro al mese. Qui non è questione di soldi. Ma in gioco ci sono ben altre componenti. «Non avrebbero voluto neppure farci salutare i nostri bambini - dice Elisa Della rosa Operatrice socio educativa di Apuafarma - dopo due anni insieme, dobbiamo sparire così: ma ci pensano a come si sentiranno, dov'è la professionalità? Ci trattano come cerotti».   La mattinata rovente in Comune. L'appuntamento sotto Palazzo civico era per le 11. Poco dopo ci sarebbe dovuto essere l'incontro con il sindaco Zubbani. All'appello, dei sindacalisti, e all'indomani dell'assemblea di Apuafarma, hanno risposto in tanti: e gli operatorio della partecipata finita sotto la scure dei tagli (a causa di un disavanzo in bilancio di 500mila euro) c'erano quasi tutti. Ognuno una storia diversa. La stessa voglia di fare chiarezza: «Al sindaco - spiega Silvano Leoni della Cgil - chiederemo l'impegno a garantire, alla sua azienda, il mantenimento del livello di occupazione e dei servizi erogati alla città. E di convogliare tutte le risorse a disposizione per i servizi socio assitenziali, su Apuafarma».   «Ma i bambini non sono pratiche. Lei, Anna Pezzetti, 52enne piena di grinta, una specializzazione in logopedia all'Università di Torino e una laurea breve in tasca, da 22 anni si occupa di minori, come operatrice socio educativa. A fine giugno il suo contratto a tempo determinato verrà sospeso. «Questro sarebbe stato il mio terzo anno di lavoro con lo stesso bambino - dice - E la cosa che mi ha ferito di più è proprio questa: le cose sono migliorate in maniera tangibile, ora finisce tutto. Ma i bambini non sono pratiche che possono essere spostati da una scrivania all'altra».   «Sempre meno anziani a cui fare assistenza». «Adesso sono in permesso, poi mi metteranno in ferie e il rischio è che poi mi lascino a casa». È preoccupata Monica Bertinotti, Rsa della Cisl e operatrice socio assistenziale di Apuafarma. Una di quelle professioniste che si occupano dell'assistenza domiciliare agli anziani. «Adesso - fa notare - quelli seguiti da Apuafarma sono solo 33, nel 2007 erano una cinquantina».   Il "giallo" dei 27 casi chiusi». Ventisette casi. Tradotto: 27 minori, bambini per lo più in situazione difficili (ad esempio con entrambi i genitori tossicodipendenti) o con grossi problemi caratteriali, che saranno chiusi entro agosto. Alcuni lo sono già: «Senza alcun preavviso, senza neppure una chiusura di percorso - dice Francesca una giovane operatrice - Non siamo mica babysitter».  Per altri, fa notare Leoni della Cgil: «Si starebbe avviando un percorso particolare: i minori sono ancora seguiti ma con una forma di volontariato, all'inteeno della legge dell'affido».  I volontari possono presentare domanda al Comune, che provvederà a dare gli incarichi. Con un rimborso spese di circa 300 euro. «In sostanza - hanno fatto notare alcuni operatori - si tratta di un vero e proprio pagamento in nero, effettuato però dal Comune. Senza alcuna garanzia occupazionale».

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