Il Tirreno

Ortonovo e Castelnuovo verso la fusione

Federico Ricci
Sopra: veduta del comune di Ortonovo A destra: Castelnuovo Magra
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Sopra: veduta del comune di Ortonovo A destra: Castelnuovo Magra

I sindaci puntano al referendum per far nascere il Comune unico di Luni

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 ORTONOVO. Si può fare, non ci sono troppi vincoli e la tempistica non è estremamente difficoltosa e lunga.  Parliamo della ventilata (per ora) ipotesi della fusione tra i Comuni di Castelnuovo Magra e Ortonovo nel nuovo (ma anche vecchio) Comune di Luni. L'appeal dell'iniziativa è davvero tanto: rinverdire i fasti dell'antica città romana (che, come vorrebbe una leggenda, fu scambiata dai barbari per Roma) e solleticare l'interesse per una cosa quasi anomala al tempo del municipalismo spinto, camuffato da federalismo (la Padania che si separa dall'Italia tanto per intenderci).  Detto questo i due Comuni hanno avviato un po' il discorso: prima verificando se i consigli comunali, quindi i partiti che li compongono (entrambi guidati dal centrosinistra) sono d'accordo, poi i sindaci hanno voluto capire i passaggi burocratici e, se oltre che per l'aspetto storico culturale, ci fossero vantaggi anche sotto l'aspetto economico (al tempo dei tagli tutto fa brodo).  Andiamo con ordine. «La novità è che assieme al sindaco di Castelnuovo Magra, Marzio Favini, siamo andati in Regione per capire l'iter procedurale per arrivare alla fusione. E la cosa non è così difficile come si potrebbe pensare - ci spiega Francesco Pietrini, primo cittadino di Ortonovo -. Ci sono dei passaggi normativi ma poi alla fine se c'è la volontà si può fare anche in tempi moderatamente celeri». «Sì, - aggiunge Favini - non ci sono difficoltà insormontabili. In pratica siamo l'unico esempio in Liguria e penso che anche a livello nazionale una fusione di due Comuni con oltre 8mila abitanti non sia mai avvenuta. Siamo un caso unico e per questo anche in regione hanno studiato la nostra proposta con attenzione».  In pratica dapprima i rispettivi consigli comunali chiederanno formalmente un avvio di procedura per la fusione. Poi il presidente della regione Liguria, con apposito atto, indirà il referendum consultivo e se c'è un voto netto in questa direzione il consiglio regionale darà l'ok approvando una delibera che disciplina la fusione. Insomma non si parla di decenni, ma di molto meno.  «La fusione è un atto molto più complesso rispetto all'accorpamento di funzioni, per questo ci vogliono dei passaggi formali importanti - dice Marzio Favini -. Certo quello che abbiamo abbozzato è un fatto epocale che cambierebbe la situazione sia provinciale che regionale. Si fondono due comuni già grandi per il panorama ligure e poi il peso del nome "Luni" non è da poco». Ma tra i due Comuni sono già in atto prove di collaborazione. «Abbiamo il distretto sociale in comune, in passato abbiamo anche fatto servizi di polizia municipale insieme».  Francesco Pietrini ha anche un modello presente. «E' quello della conferenza dei servizi sociosanitari che funziona bene ed è addirittura a livello di vallata. Ma perché non pensare ad un ufficio ragioneria unico? Penso che ci possano essere tanti vantaggi a unire le forze, anche da un punto di vista economico. Ma i servizi vanno anche migliorati». In effetti pare che per una vecchia normativa ci siano contributi per i Comuni che si uniscono. «La fusione è la situazione che dovrebbe ricevere il maggior contributo, ma la legge va studiata bene - dice Favini -. Faremo un quesito al ministero degli interni. Intanto occorre definire i percorsi e cominciare a far circolare l'ipotesi nel territorio. Il referendum consultivo ci dirà se potrà nascere davvero il comune di Luni».

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