Il dolore
«Ora vogliamo giustizia»
Alessandra Vivoli
◗
Lallenatore Pierluigi Poli Lo strazio di papà Saysa: perché è stato un'ora in acqua?
3 MINUTI DI LETTURA
MARINA DI CARRARA. «Noi vogliamo solo giustizia. Vogliamo sapere perchè Aliou è rimasto in acqua quasi un'ora prima di essere tirato fuori. E perché, a 13 anni, il nostro ragazzo è morto annegato, a soli dieci metri dalla riva». È un appello accorato. Un dolore composto quello del padre, Saysa (operaio), e dello zio Mathiam (carrozziere). Il loro ragazzo, Aliou Mbengue, è morto durante quello che doveva essere un pomeriggio spensierato al mare. Con gli amici e i compagni di squadra. «È uscito di casa verso mezzogiorno - racconta lo zio Mathiam che abita nello stesso caseggiato, in via Passo Volpe ad Avenza - era contento di andare al mare. Non avrei mai immaginato che quella era l'ultima volta che lo vedevo». E per Aliou è stato l'ultimo pomeriggio della sua breve vita. La passeggiata, dal bagno Zazà, fino alla zona davanti ai bagni Morgana, Florida e Excelsior. L'idea, raccontano alcuni amici, Lorenzo, Matteo, Edoardo e Lorenzo era di fare il bagno nella «secca». Ma qualcosa è andato storto. Ad un certo punto Aliou è scomparso. Era a soli pochi passi da Francesco, l'amico che lo aveva ospitato al mare. Alcuni ragazzini sostengono che sia caduto nel canale, in una buca profonda che spacca il fondale. Non è escluso che possa avere avuto un malore. Su questo farà chiarezza l'esame esterno disposto dal pm Alberto Dello Iacono, titolare dell'inchiesta della magistratura, sul corpicino del ragazzo. Solo stamani il medico legale, dottor Maurizio Ratti, deciderà se procedere o meno all'autopsia. Intanto rimane, sul mare, la rabbia di tanti bagnanti. Quelli che si sono mobilitati, creando una catena umana, che potesse arrivare fino al punto dove era stato inghiottito Aliou. E che adesso puntano il dito. «I soccorsi sono arrivati troppo tardi - dice Silvia, che dal bagno Morgana ha visto tutto, anche le fasi più drammatiche del recupero del corpo - noi chiedevamo a gran voce di fare intervenire i sommozzatori, ma niente. E quel ragazzino! Ha dovuto convincere tutti che il suo allarme era vero. Che in quel tratto di mare stava perdendo un amico». Rabbia e strazio. Sono questi i sentimenti che si respirano nella piazzola incandescente davanti al Pronto soccorso. «Aliou era un ragazzo d'oro, educato e rispettoso di tutti - ricorda il presidente del San Marco, Luca Ponticelli - non si può morire così, a dieci metri dalla riva. Nel nostro litorale non può e non deve succedere una cosa del genere. È una tragedia». Davanti al pronto soccorso i compagni di squadra di Aliou, con la divisa della squadra. Avrebbero dovuto essere a Spezia, per giocare il torneo al Canaletto. E invece sono qui, in ospedale, a piangere per un dolore troppo grande. Quello per la morte di un amico.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
