Il Tirreno

L'urlo disperato della madre

Il sindaco Zubbani parla con Saysa Mbengue (da sinistra) padre di Aliou e lo zio Mathiam
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Il sindaco Zubbani parla con Saysa Mbengue (da sinistra) padre di Aliou e lo zio Mathiam

Entra da Aliou, poi esce ed è colta da malore all'esterno del pronto soccorso

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 CARRARA. Il suo allenatore, Pierluigi Poli, doveva andarlo a prendere a casa, ad Avenza, alle sei. Perchè dopo la vittoria proprio la sera di domenica nel torneo di Poggioletto (ai rigori, 5-4 contro il Colli di Luni), la sua San Marco Avenza (categoria esordienti classe '98) aveva un'altra semifinale da disputare, al torneo di Canaletto, in provincia della Spezia. Invece, ieri a quell'ora, stava piangendo per lui, fuori dalla porta chiusa del Pronto Soccorso. Dove, pochi minuti prima avevano comunicato che il tredicenne Aliou Mbengue, centrocampista di potenza e agilità, asso della formazione avenzina, aveva cessato di vivere.  Lo hanno pianto in molti il piccolo Aliou.  Nella piazzola assolata dell'ospedale sono arrivati, subito quasi tutti. Come se un passaparola del dramma consumato in spiaggia avesse fatto in pochi attimi il giro della città.  C'erano i dirigenti del San Marco, i compagni di squadra di Aliou, le maestre, i vicini di casa. E la famiglia. Distrutta dal dolore. Ma con una compostezza piena di dignità, in quei volti dai tratti antichi intagliati nell'ebano. A squarciare l'atmosfera quasi irreale il dolore della mamma di Aliou. È arrivata al Pronto soccorso tenendo per mano la figlia più piccola Anta (ne ha altre due, Cheikh e Mama D'Iara e un figlio maschio, Mathiam che porta il nome dello zio). È entrata in silenzio. È uscita piegata in due. Il suo urlo è risuonato per tutto l'ospedale. L'hanno portata via a braccia, semisvenuta.  Sembra una quercia, invece, il padre di Aliou, Saysa. È in Italia da anni, lavora come operaio in una ditta, la Gne di viale Zaccagna, che si occupa di videogiochi. La moglie lo ha raggiunto da poco. E lo scorso anno anche Aliou lo aveva trascorso con lei, in Senegal: per questo, a 13 anni, frequentava ancora le elementari. Aveva appena finito la quinta.  Il padre di Aliou non piange. Nemmeno suo fratello, Mathiam, l'amato zio del tredicenne.  Ma quando il sindaco Zubbani arriva al Pronto soccorso, visibilmente provato, lo abbracciano. E in quel momento è davvero l'abbraccio di due comunità, e di una città intera. Di tutta quella gente che prima in spiaggia e poi qui, in ospedale, ha sperato fino all'ultimo che Aliou ce la facesse.  «È una tragedia - dice il sinnaco, con il volto tirato - e le cause sono ancora inspiegate. Ci sono approfondimenti in corso da parte della Capitaneria di Porto. Sarà importante capire cosa è successo e come è successo: questo lo vogliamo tutti».  Per i familiari di Aliou il sindaco ha poi chiesto il sostegno psicologico della dirigente dei Servizi sociali e di una psicologa. La salma di Aliou, una volta avuto il nulla osta del magistrato, sarà trasferita in Senegal, per volontà della famiglia. E il sindaco si è impeganto a fornire, a nome della città, tutto l'aiuto possibile. A.V. Altro servizio a pag. 13

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