Il Tirreno

Indagine su infiltrazioni della 'ndrangheta arrestato un sarzanese

Una veduta del territorio di Sarzana
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Una veduta del territorio di Sarzana

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 SARZANA. "Cellule" della 'ngrangheta anche a Sarzana secondo un'indagine dei carabinieri del Ros in Liguria, che ha portato a 12 arresti nella regione. Gli indagati sono accusati di associazione di tipo mafioso. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita dal Ros (reparto speciale dell'Arma), ed emessa dal gip Nadia Magrini del Tribunale di Genova, su richiesta della locale Procura distrettuale antimafia, per quanto riguarda le province di Genova, Imperia e La Spezia, ha colpito anche un sarzanese, Antonio Romeo di 72 anni (nativo della Calabria) che pare facesse il venditore ambulante nello Spezzino.  Antonio Romeo (che risulterebbe incensurato), che risiede a Sarzana da anni, attualmente è nel carcere di Pontedecimo, in attesa di poter chiarire la sua posizione davanti al magistrato.  I carabinieri spezzini hanno contribuito all'indagine del Ros di Genova, e le indagini stanno proseguendo.  Nel grosso fascicolo dell'inchiesta, ci sarebbe anche una parte di indagine legata all'ipotesi di voto di scambio, che sarebbe ancora oggetto di accertamenti.  I 12 indagati sono ritenuti dagli inquirenti, esponenti di vertice di proiezioni delle cosche della'ndrangheta reggina in Liguria. I provvedimenti scaturiscono da una manovra di contrasto, avviata dal Ros nel 2008, che ha documentato le dinamiche associative a Genova, Lavagna (Ge), Ventimiglia (Im) e Sarzana (Sp) che operavano sull'intero panorama ligure sotto il coordinamento del "capo locale" di Genova Domenico Gangemi.  L'indagine ha portato a scoprire l'esistenza e le attività di «locali» (cellule operative distaccate della 'ndrangheta) liguri che secondo gli inquirenti operavano sulla scia del modello organizzativo dell'area calabrese di origine, sotto il coordinamento di Gangemi che è stato arrestato il 13 luglio dello scorso anno nell'ambito dell'operazione "Crimine": Gangemi avrebbe diretto e organizzato il sodalizio assumendo decisioni, dirimendo i contrasti interni ed esterni al sodalizio e curando i rapporti con le altre articolazioni dell'organizzazione.  L'indagine attuale, ribattezzata «Maglio 3», avrebbe riscontrato inoltre, la dipendenza dalla «Camera di Controllo ligure", del "locale" del Basso Piemonte, recentemente colpito da una simile attività investigativa sempre condotta dal Ros, con provvedimenti eseguiti nelle provincie di Alessandria, Cuneo ed Asti.  Secondo gli inquirenti, le proiezioni della 'ndrangheta che sono finite nell'indagine, sarebbero caratterizzate da tutti gli elementi tipici dell'organizzazione di riferimento: struttura verticistica, ordinata secondo una gerarchia di poteri, di funzioni e di ripartizione dei ruoli degli associati; pratica di riti legati all'affiliazione dei membri dell'associazione e all'assegnazione di «doti» o «cariche»; comunanza di vita e di abitudini, osservanza di «norme interne».  Secondo le prime informazioni, la struttura 'ndranghetista ligure si sarebbe occupata più che altro di usura e di estorsione, e secondo gli inquirenti, oltre a essere emanazione delle cosiddette 'ndrine di Reggio Calabria, sarebbe stata anche "camera di controllo" (cioè un organismo dell'organizzazione criminosa istituito fuori dalla Calabria) per la "locale" del Basso Piemonte.  A seguito dell'operazione del Ros di Genova, oltre al sarzanese, sono stati colpiti dal provvedimento di arresto anche: Raffaele Battista (residente a Genova), Rocco Bruzzanti (Sant'Olcese), Arcangelo Condidorio (Genova), Onofrio Garcea (Genova), Antonino Multari (Serra Riccò), Lorenzo Nucera (Genova), Paolo Nucera (Lavagna); e per quanto riguarda il ramo imperiese dell'inchiesta, sono finiti in manette Fortunato Barilaro (a Ventimiglia), Ferancesco Barilaro, Michele Ciricosta e Benito Pepè (a Bordighera).

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