Il Tirreno

Polemica a Barbarasco. Dubbi della popolazione sul piano di bonifica da 518mila euro proposto dall’amministrazione comunale

Snobbata l'assemblea sulla discarica

Matteo Mastrini e due immagini della discarica della Fola
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Matteo Mastrini e due immagini della discarica della Fola

Sindaco e assessori erano stati invitati per fare il punto sul sito della Fola

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 TRESANA. Partecipata assemblea popolare per discutere sul futuro della discarica della Fola, organizzata da un gruppo "trasverasale" di cittadini, tra cui il consigliere di opposizione, Matteo Mastrini. Ma l'amministrazione comunale, invitata a partecipare, non si è fatta vedere, con rammarico degli organizzatori che commentano: «Sindaco e assessori hanno perso un'occasione per fare chiarezza».  La discarica della Fola, aperta nel 1971, è stata oggetto di conferimento di rifiuti solidi urbani fino al 1992, quando l'area venne chiusa definitivamente. Occupa un'area di circa 7mila mq, è posta sul versante sinistro del "Canale di Fola", ma oggi torna nuovamente a far parlare di sé per la decisione da parte dell'amministrazione comunale di attuare un piano di bonifica. L'intervento, che sarà totalmente finanziato dalla Regione, avrà un costo di circa 518mila euro, e dovrebbe consentire il ripristino delle condizioni ambientali, il progetto che sarà messo in opera prevede la costruzione di due vasche che dovranno contenere i rifiuti lavorati.  Tale operazione è stata oggetto di dibattito nell'assemblea popolare pubblica svoltasi a Barbarasco, "Discarica della Fola, quale futuro?".  Matteo Mastrini tiene a precisare che questa non è una manifestazione di carattere politico, bensì un incontro con la cittadinanza per fare il punto della situazione e comprendere al meglio quale sia il reale destino di un area interessata da anni di conferimento. E proprio per garantire questo pluralismo che l'invito era stato esteso anche a sindaco e giunta. Il timore è che dopo la bonifica si possa riaprire la discarica, e ciò rappresenterebbe quindi un rischio per la salute. «È innegabile - continua Mastrini - che ci sia un legame molto stretto tra fattori ambientali e malattie oncologiche». Nello Bertoncini di Italia Nostra: «Attualmente il materiale che è stato depositato nel sito è inerte, ma c'è il rischio che con i lavori di bonifica questo possa tornare in superficie, questo scenario sarebbe disastroso, la bonifica poteva essere effettuata con una spesa minore nel 1984».  I primi rifiuti arrivarono a inizio anni Settanta, proseguendo «in maniera indiscriminata», dicono a Barbarasco, fino al 1984, quando si chiese la prima bonifica del sito, che venne rimandata di sette anni, quando poi si scelse la chiusura. L'ubicazione stessa è ad alto rischio, infatti si trova in una zona sismica, classificata come Zona 2, ovvero tra le zone a media sismicità, e in più al di sopra di una falda acquifera, una zona, ad alto rischio idrogeologico. Una critica viene mossa anche al piano provinciale considerato farraginoso, che non riesce a creare quel circolo virtuoso che vedeva il proprio centro focale nella raccolta differenziata.  La soluzione proposta dall'assemblea è «una rivegetazione per riconsentire il ritorno del luogo al proprio stadio naturale, per far sì che possa essere nuovamente essere a disposizione della comunità, ma solo attraverso un'adeguata pianificazione dei processi di progettazione, gestione e chiusura, tenendo conto di tutti i fattori di criticità, quali assestamenti, gestione del percolato e del biogas. Vengono ritenuti validi i seguenti progetti di riqualificazione: ricomposizione ambientale, usi agrozootecnici, parchi, ricreazione attrezzata e non. Verranno respinte altre soluzioni come la creazione di un centro di raccolta e trattamento residui speciali o impianti di smaltimento rifiuti».

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