Sicurezza
La tragica storia di due cugini torturati e uccisi nel '44
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Il senatore Menchinelli Pierfrancesco Cipollini e Giuliano Dell'Amico, l'Anpi li ricorda con una lapide
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CARRARA. Una lapide a Pierfrancesco Cipollini e Giuliano Dell'Amico, eroi e martiri della Resistenza, sarà collocata sabato prossimo, 2 luglio alle 9,30 nella sala di rappresentanza del Comune, alla presenza del senatore Alessandro Menchinelli, del sindaco Angelo Zubbani, di Giorgio Lindi e Carlo Ceccopieri, rispettivamente presidente dell'Anpi comunale e vice dell'Anpi provinciale, e dell'assessore Giuseppina Andreazzoli. L'iniziativa è promossa dal Gruppo Giustizia e Libertà dell'Anpi di Carrara con la solidarietà di tutti i componenti dell'Associazione, che intende così rievocare il sacrificio dei due cugini nel sessantasettesimo anno della loro scomparsa avvenuta il 27 giugno 1944. Pierfrancesco Cipollini - ricostruisce Carlo Ceccopieri vicepresidente provinciale dell'Anpi - era figlio di Andrea e di Elena Di Natale; nato a Somerville nel Massachusset (Usa) il 24 febbraio 1923, era in quel periodo residente a Carrara via Santa Maria 12. Era iscritto al terzo anno della facoltà di Medicina e Chiruirgia all'Università di Pisa. Prima di risiedere a Carrara abita a Lucca presso una zia, perché il padre molto rispettoso dei principi cattolici vuole che frequenti la scuola statale italiana. Il padre Andrea ritorna a Carrara subito dopo la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti e riprende con sé il figlio, portandolo nella abitazione di via Santa Maria 12. Chi ha conosciuto Pierfrancesco da vicino riferisce «di avere avuto l'impressione di un giovane riservatissimo, dimesso ma uomo preparato in materia politica che aveva contatti anche con persone di alto livello nel mondo della sinistra». Giuliano Dell'Amico nasce a Carrara il 22 febbraio 1925, dove risiede con la famiglia in vicolo Castelfidardo 5. È figlio di Dante, piccolo impresario del marmo, e di Minerva Cipollini (la tanto amata e stimata maestra Cipollini). Di Giuliano, caro ragazzo, sempre educatissimo, il compianto Pietro Tassinari, partigiano combattente, fa questa affettuosa descrizione «... ricordo Giuliano, giovane di modi dolci, che facevano trasparire la sua bontà. Si differenziava da noi - particolare che mi è ben tornato alla memoria - perché nel parlare non usava la forma dialettale». Cosa accadde? Nella ricostruzione di Ceccopieri, secondo quanto gli riferì una persona presente all' epoca dei fatti, «nell'estate del 1944, e più precisamente all'alba del 27 giugno, i due cugini furono presi e rinchiusi al Balilla. Per due giorni si sentirono grida in continuazione... Li videro portare fuori dal Balilla fracassati di botte. Il tutto nacque da una spiata. Furono trovate armi sotto il letto: una pistola. Il primo ad essere catturatò fu Piefrancesco nella sua abitazione di via Santa Maria dove abitava con il padre Andrea. Giuliano, non si sa come, fu avvertito e tentò di fuggire, ma fu bloccato all'uscita della sua abitazione in vicolo Casteifidardo 5. Furono rinchiusi nel Balilla sede della Brigata Nera inviata appositamente da Bergamo in funzione antipartigiana sotto il comando dal famigerato capitano Rosmini. Da qui furono trasferiti a La Spezia e successivamente, forse, a Genova, ma la ricostruzione di questa fase è stata fino ad oggi infruttuosa. Lo stesso Andrea si era gettato disperatamente alla ricerca del figlio Pierfrancesco, ma ahimè!... vanamente. Da allora non si sono avute più notizi».
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