Il Tirreno

Cancellate le scale mobili Ma il Comune «compra» il castello Malaspina

Claudio Figaia
<b>ROCCA. </b>Il castello Malaspina in una veduta dall&#146;alto
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ROCCA. Il castello Malaspina in una veduta dall’alto

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 MASSA. Scale mobili per il castello: cambia tutto. Il contestato progetto per salire alla Rocca sparisce. Viene cancellato dai piani Piuss e, quindi, dai finanziamenti previsti dalla Regione. Ma ricompare come elemento portante di un'altra (futuribile) progettazione per la valorizzazione del castello Malaspina.  Un progettazione che prevede - ed è questa una novità assoluta - l'acquisizione dello stesso castello Malaspina da parte del Comune. Un trasferimento di proprietà dal Demanio a palazzo civico che avverrebbe «a titolo non oneroso», cioè senza alcun esborso diretto.  Le novità sul futuro del monumento più celebre della città arrivano al termine di una serie di incontri fra l'amministrazione civica, gli assessori regionali Anna Marson (Urbanistica e Territorio) e Cristina Scaletti (Turismo e commercio) e il ministero dei Beni culturali (rappresentato dalal Sovrintendenza).  «Gia nel gennaio scorso - ripercorre il sindaco Roberto Pucci - l'assessore Marson ci chiese un approccio diverso sul progetto di accesso al castello. In altre parole, di sospendere il procedimento scale mobili e di promuovere un bando internazionale per scegliere la proposta migliore. Io dissì sì, anche perchè il progetto in campo prevede (prevedeva) l'arrivo delle scale mobili al convento di Santa Chiara, mentre io sono per un arrivo più in alto, al castello. In successivi incontri, si è cominciato a ragionare sul da farsi. Ed emerso questo nuovo scenario: la possibiltà, offerta dal decreto sul federalismo demaniale, di trasferire la titolarità del castello al patrimonio del Comune. Una strada percorribile a patto che l'ente che "acquista" presenti e si veda approvato dal ministero dei Beni culturali un complessivo progetto di valorizzazione del bene. Un progetto che, questa è la condizione che abbiamo posto, deve prevedere necessariamente la realizzazione di un accesso facilitato e pubblico, privo di barriere architettoniche, al castello» (ossia le scale mobili, o qualsiasi altra forma di "accesso facilitato" ndr.).  Questa specie di "inversione a u" ha un duplice effetto. Da una parte quello di togliere le scale mobili dai finanziamenti Piuss e di rinviarle (eventualmente) alla complessiva progettazione di valorizzazione del Malaspina. Un vantaggio per la Regione, che pare avesse qualche problema di risorse per finanziare l'intervento in tempi brevissimi.  L'altro effetto è che le risorse previste per le scale - circa 3,1 milioni di euro complessivi (di cui il 60% erogati dalla Regione - non verranno perse. Ma saranno dirottate su altri progetti del pacchetto Piuss. Per finanziare il progetto di trasformazione del mercato coperto con il parcheggio seminterrato, probabilmente: un'opera che richiede più soldi di quelli previsti. O, forse, per il restauro di palazzo Bourdillon o per il museo della Resistenza. Opzioni ancora da definire.  «In questo modo - sintetizza la vicesindaco Martina Nardi - manteniamo e aumentiamo le risorse per i nostri progetti di riqualificazione urbana e inseriamo il castello in una progettazione di più ampio respiro per valorizzare questo grande patrimonio della città, di cui diverremo anche titolari».  Quanto alle scale mobili - in previsione dello scatenarsi delle opposizioni che diranno: avete visto, non si fanno più - sindaco e vice puntualizzano: «Il decreto di finanziamento della Regione è stato firmato, lo abbiamo in mano. In teoria il procedimento potrebbe andare avanti. Solo, abbiamno concordato con la Regione un altro percorso.

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