Il dolore
Stop del consiglio ai privati in Gaia
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Pier Paolo Marchi (Prc) Effetto referendum, soddisfatti Rifondazione e comitati Ma in aula tante assenze, Pd diviso, numero legale solo grazie all'Udc
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MASSA. Il consiglio comunale stoppa con un ordine del giorno il procedimento di apertura ai privati di Gaia (la società che gestisce la rete idrica della Toscana del nord che, peraltro, ha già sospeso le procedure in attesa del pronunciamento dei sindaci). È il primo effetto della vittoria dei Sì ai referendum. Effetto che i comitati promotori dei quesiti per ri-pubblicizzazione dell'acqua salutano con soddisfazione. «È un primo passo per rispettare la volontà dei cittadini; invitiamo anche gli altri consigli comunali a fare altrettanto. Ora, deve partire il riordino de servizi essenziali: acqua, ma anche trasporti, rifiuti, energia. Che devono essere pubblici, trasparenti ed efficienti. Noi lavoreremo ancora sul territorio per una nuova gestione delle risorse idriche, che devono essere sottratte alle leggi di mercato, affidate a società a totale capitale pubblico e imperniate su un sistema che preveda un minimo vitale di 50 litri di acqua per persona garantito e gratis e tariffe progressive sul consumo», dicono Marco Di Gennaro e Nicola Cavazzuti del comitato "Acqua bene comune". Di un «fatto straordinario», parla anche PierPaolo Marchi, consigliere di Rifondazione e promotore dell'ordine del giorno. «Quello di Massa - dice - è il primo consiglio ad approvare un documento che impegna il sindaco ad annullare tutte le procedure di cessione di quote di Gaia ai privati». Ma il voto sull'ordine del giorno di Marchi è stato segnato da una scarsa presenza in aula: 22 i votanti (appena sopra la soglia del numero legale), 21 i sì, un solo no (Corrado Amorese, Pdl). Diverse le assenze nella maggioranza («per motivi non legati a questa votazione», sostiene Marchi), il Pd si è ancora una volta diviso, con alcuni consiglieri usciti dall'aula (così come altri dell'opposizione). Un consenso "striminzito" che fa dire ad Andrea Giusti, consigliere Udc e sostenitore del No: «Quando si tratta di formulare una risposta concreta, il popolo dei referendari si disgrega, con il Pd che è sempre stato a favore della privatizzazione delle aziende locali in profonda difficoltà. Se un ordine del giorno semplice e ragionevole come quello di Marchi passa solo grazie al voto di chi, come noi, era per il No, figuriamoci quali contrasti si rishciano quando si arriverà alle decisioni concrete».
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