Il Tirreno

Sel apre all'aumento delle tariffe

Gli uffici di Gaia e a destra Carlo Paolini
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Gli uffici di Gaia e a destra Carlo Paolini

«Non è un tabù». «Nessuna apertura ai privati in Gaia»

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 MASSA. Stop a ogni procedura avviata sull'ingresso di privati in Gaia e negli altri servizi pubblici; avanti tutta con la raccolta differenziata modello porta a porta; il concordato preventivo come "male minore" per salvare Cermec che deve comunque essere "dimagrita»; prognosi infausta per ErreErre («salvarla sarà difficilissimo»). Sinistra Ecologia e Libertà fa il punto sullo scenario aperto dal risultato referendario e delinea una strategia politica che «deve rispettare, accogliere e tradurre le istanze del grande movimento referendario».  Ma Sel, che ragiona da forza di governo, sfata anche un tabù della sinistra: le tariffe (leggi tasse comunali) si possono toccare. Le politiche di gestione publbica della rete idrica e i tagli del governo centrale lo "impongono". Apertura, dunque, all'aumento della pressione fiscale da parte dell'amministrazione. Ritocchi a Tarsu, bollette dell'acqua, su quel che resta dell'Ici ora Imu? Sui servizi a domanda individuale? Da vedere. Quel che deve essere chiaro - questo lo spiega l'assessore Lina Coppa - è che ogni eventuale aumento del prelievo nelle tasche dei cittadini non può che esse iscritto in una politica di equità fiscale e di lotta all'evasione su cui, con il federalismo anche i Comuni possono impegnarsi con strumenti propri».  Per il segretario Carlo Paolini, Mario Ricci, Lina Coppa e il consigliere Maurizio Bonugli, dunque, la «straordinaria vittoria dei referendum» cambia il quadro politico anche a livello locale.  La valanga dei sì, spòiega Paolini «ci dice che i processi per l'ingresso dei privati in Gaia, sospesi in attesa dell'esito del voto, devono essere bloccati. Vero, Gaia è stata gestita in modo fallimentare, per cui occorre trovare un nuovo modello di organizzazione delle società pubbliche. Ma senza il ricorso al capitale privato, perchè l'acqua è un bene pubblico».  E così sui rifiuti. «Cermec è un impianto concepito su un modello di gesitone dei rifiuti di 30 anni fa. Occorre ridimensionare, anche per quanto riguarda il personale, questa società, che richiede quantitativi maggiori di rifiuti per funzionare a regime, mentre si va verso la riduzione dei rifiuti e l'aumento della differenziata. Dunque, Cermec deve essere messo in grado di funzionare in un quadro comprensoriale. Il concordato preventivo può essere la strada per evitare il fallimento della società». Il tutto in un contesto di "risorse scarse" che, dice Bonugli, «deve aprire anche un confronto sul ritocco delle tariffe». C.F.

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