Il Tirreno

La legge Smuraglia sul re-inserimento dei detenuti senza fondi. Lorenzo Porzano, della coop La Galeotta, protesta

Sciopero della fame contro i tagli al carcere

Una veduta della casa di reclusione cittadina
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Una veduta della casa di reclusione cittadina

«Ho anche ospitato in casa mia un giovane appena uscito dalla prigione»

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MASSA. Mentre Marco Pannella continua lo sciopero della fame (e della sete) per richiamare l'attenzione sul sovraffollamento delle carceri, è iniziato ieri sera in città un altro sciopero della fame. Quella di Lorenzo Porzano. Porzano è presidente della cooperativa sociale La Galeotta e titolare della ditta di carpenteria Carovana Lavoro, due realtà che operano a contatto con l'universo carcerario apuano, offrendo ai detenuti occasioni di re-inserimento lavorativo e di formazione.  Ebbene, proprio ieri la direzione del carcere di Massa gli ha inviato lettera in cui si annuncia che, «in seguito a una comunicazione del provveditorato regionale per la Toscana dell'amministrazione penitenziaria» la Casa di reclusione è costretta, «suo malgrado», a interrompere con decorrenza immediata la convenzione che prevedeva sgravi contributivi e fiscali a favore della società «disposti in forza della legge Smuraglia». In altri termini, spiega lo stesso Porzano, la legge Smuraglia istituita per favorire i percorsi di re-inserimento lavorativo dei carcerati attraverso l'erogazione di contributi e sgravi alle aziende convenzionate, non è più stata finanziata. «E noi ci ritroviamo senza sapere che fare, con sei anni di lavoro svolti che rischiano di finire nel nulla».  Porzano è uno che nell'attività a favore dei carcerati ci crede: «Queste persone spesso non hanno professionalità, non hanno mestieri; la legge Smuraglia è lo strumento giusto per favorire questo processo di inserimento lavorativo ed evitare la recidiva». E a questo obiettivo ha dedicato tempo, lavoro e passione. E anche di più: «Nei giorni scorsi - racconta ad esempio - ho ospitato a casa per tre giorni un giovane marocchino appena uscito dalla casa circondariale. Non potevo lasciarlo per strada...». Da qui la decisione di iniziare lo sciopero della fame: «Devono ascoltarci, è ingiusto cancellare così una legge efficace». C.F.

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