Proteste
Ravani chiede perdono ma è condannato
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In alto lincidente in via Carriona, a destra il pm Federico Manotti Contromano col Suv e in stato d'ebbrezza travolse e uccise un uomo: per lui 3 anni e 6 mesi
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MASSA. Tre anni e sei mesi, più centomila euro di risarcimento per il figlio dodicenne dell'uomo che ha travolto e ucciso, viaggiando contromano in stato di ebbrezza a bordo del suo Suv. È la sentenza che il giudice Laghezza ha letto nei confronti dell'imprenditore Franco Ravani. Una decisione arrivata dopo più di un'ora di camera di consiglio. La pena, senza il rito abbreviato, avrebbe superato i cinque anni. L'accusa era di omicidio colposo. A pesare, come aveva chiesto il pubblico ministero Federico Manotti è stato l'alto tasso alcolico riscontrato nel sangue dell'imprenditore dopo l'incidente che era costato la vita a Luca Dino Benedetti, 38 anni. Ravani al momento della lettura della sentenza non era in aula, si era dovuto allontanare perché colto da malore dopo che aveva chiesto pubblicamente perdono ai familiari della vittima, alle sue figlie e a tutta la comunità carrarini: «Mi spiace per quello che ho fatto, sono un cattolico e vi chiedo di perdonarmi». Poi si è alzato, rincuorato dalle figlie, e se ne è andato via. Una scena straziante, non solo per le parole pronunciate, ma per la presenza sia dei parenti di Benedetti sia della famiglia di Ravani. Il dolore era visibile in entrambi i gruppi, che hanno sempre mantenuto le distanze tra loro. La richiesta di perdono però non è stata giudicata favorevolmente da Manotti: «È tardiva, signor giudice. Perché dopo l'incidente non ha fatto nulla l'imputato per avvicinare le persone care a Luca Dino Benedetti?». A parziale risposta la replica del legale dell'imprenditore, Paolo Barbanente: «Ci ha provato e da qualcuno è stato maltrattato». Brusio dalla parte della famiglia della vittima. Le prove presentate dall'accusa sono state più forti delle parole dell'avvocato di Ravani che ha chiesto l'illegittimità dell'esame del sangue effettuato all'ospedale di Carrara che ha rivelato un tasso del 2,69, quando la soglia massima è dello 0,5. Barbanente ha insistito sulla mancanza del consenso del suo assistito al medico che ha effettuato il prelievo: «Non può valere un verbale della polizia municipale». Poi il legale ha parlato anche di un ritardo di due ore prima del prelievo, «che ha inficiato il risultato. Non aveva quel tasso quando si è scontrato con lo scooter di Benedetti». Ravani si è visto revocare anche la patente dal giudice Laghezza, ma l'avvocato ha già preannunciato che farà ricorso in appello (le motivazioni della sentenza si conosceranno tra sessanta giorni). L'incidente che è costato la vita a Luca Dino benedetti e ha stravolto l'esistenza all'imprenditore («Un uomo che non ha una macchia nella sua esistenza», ha insistito più volte nell'arringa l'avvocato) era avvenuta la sera del 15 febbraio del 2010 in via Carriona, a Carrara. L'urto fu tremendo, lo scooter fu trascinato dal Suv per più di sei metri e il trentottenne morì sul colpo. Fu difficile perfino identificare la vittima: l'uomo non aveva documenti con sé. E i testimoni che videro la scena hanno raccontato di un Ravani in evidente stato di ebbrezza.
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