Il Tirreno

Sos per la vegetazione del Magra

Il Magra in piena
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Il Magra in piena

Le associazioni ambientalistiche contestano i balneari e il sindaco di Ameglia: no al taglio delle piante

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 SARZANA. Associazioni ambientalistiche sul piede di guerra in merito allo stato delle sponde del Magra: Lipu, Italia Nostra, Legambiente, Wwf, Sarzana che Botta e Stop al consumo di territorio, firmano un documento congiunto in cui si legge: «Ancora una volta si assiste alla demonizzazione della vegetazione fluviale del Magra, polmone verde a disposizione della collettività provinciale spezzina e non solo».  «Intanto vorremmo ricordare l'importante funzione che la vegetazione "viva" svolge nel consolidamento dei versanti montani e delle rive del fiume - prosegue la nota - e poi il fatto che essa sia alla base di quell'habitat delicato e fondamenta che offre rifugio a numerose specie animali, oltre che agli esseri umani in cerca di svago e rigenerazione psicologica, tutti aspetti riconosciuti e tutelati dal Parco naturale di Montemarcello-Magra: tutte le volte che si chiedono interventi sulla vegetazione viva del fiume, spesso inutili visto che tale vegetazione, in salute, è solida e difficilmente viene trascinata dalle piene, sopratutto piene "blande" di tipo estivo, come quella che si è verificata i giorni scorsi. Vorremmo però spendere una parola anche sulla vegetazione "morta", la cosiddetta "necromassa del fiume"; per cominciare, riguardo a tale vegetazione, l'Autorità di bacino prevede che venga rimossa, quando appartiene a specie non autoctone del fiume, come il Pioppo nero e l'Acacia, e che si proceda invece all'appezzamento in tronchetti quando si tratti di tronchi appartenenti a specie autoctone, come il Pioppo bianco o varie specie di Salici. Se ci si recasse in provincia di Massa Carrara si potrebbe constatare che tali buone pratiche sono state scrupolosamente seguite, come abbiamo avuto modo di constatare: in questo modo non sono presenti in alveo grossi tronchi morti che possono dirigersi verso infrastrutture nel fiume, o anche in mare aperto, come avvenuto con alcuni impianti di mitilicoltura questo inverno, trasformandosi in vere armi improprie, ma la biomassa disponibile si conserva comunque. Quanto alle lamentele di chi gestisce i bagni per i naturali residui legnosi trasportati dalle piene, o del sindaco di Ameglia che si sente penalizzato dall'essere il terminale naturale della vita del fiume e quindi di ciò che accade a monte, vorremmo ricordargli che non si può chiedere di penalizzare un ecosistema tutelato dall'Unione Europea, e quindi un bene comune, come il territorio del parco, in nome di interessi privati, e comunque ben remunerati, come le attività balneari».

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