Il Tirreno

«Morto per i lavori sbagliati»

Gabriele Dini
Il recupero del corpo di Manfredi dopo la frana
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Il recupero del corpo di Manfredi dopo la frana

I periti della procura: barriere costruite dove non servivano

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 MASSA. «I lavori eseguiti hanno aggravato la situazione delle frane. E il nuovo cedimento è avvenuto esattamente in corrispondenza del precedente». Le indagini sulla frana che a fine ottobre ha ucciso Aldo Manfredi si avviano alla conclusione. Ma nella relazione dei periti della Procura si parla di errori gravissimi.  Progetti spariti, lavori eseguiti in modo sbagliato o addirittura in aree in cui, almeno apparentemente, non c'era pericolo di frane. La relazione sulla frana che il 31 ottobre a Mirteto ha ucciso il camionista Aldo Manfredi è stata depositata in Procura dai due periti incaricati dal Pm Rossella Soffio. L'ingegner Paolo Rabitti e il geologo Gian Paolo Sommaruga hanno raccolto elementi e testimonianze sul campo, analizzato i documenti in possesso degli uffici comunali e delle ditte che hanno eseguito i lavori dopo la prima frana del 2009 e poi hanno affidato ad un copioso documento le loro impressioni.  Il Pm aveva chiesto agli esperti di rispondere tre quesiti per arrivare, in primis, a comprendere le più probabili cause del tragico evento e se i lavori fossero stati eseguiti a regola d'arte.  Le risposte arrivate dai tecnici incaricati confermerebbero, almeno in parte, i sospetti degli inquirenti (e le accuse lanciate dai familiari di Manfredi) e quindi la presenza di errori rilevanti. Secondo Rabitti e Sommaruga, infatti, i lavori di somma urgenza commissionati dal Comune sarebbero stati realizzati in maniera non adeguata. «Al posto di realizzare opere di sostegno del versante anche più a valle a protezione della seconda frana - si legge nelle conclusioni depositate dai periti - sarebbero stati costruiti dei terrazzi anche con materiale di riporto aggravando la situazione di instabilità del versante». Per gli esperti le geogriglie, cioè opere in terra rinforzata costruite al posto delle protezioni con pali, avrebbero avuto anche un'inclinazione sbagliata, rendendo il versante «ancora più instabile». La mancanza di un progetto per i lavori - per ora non è stato trovato alcun documento del genere - rende difficile accertare quanto questa inclinazione «sbagliata» abbia inciso sull'evento.  I periti ribadiscono comunque che «l'innesco della frana tragica è avvenuto in corrispondenza dei riempimenti di materiale non consolidato posto al di sopra della frana del 2009».  Come si ricorderà i lavori finiti nel mirino della Procura erano stati eseguiti dopo le frane avvenute nel 2009. Il Comune aveva incaricato la ditta Rebecchi di Marina di Carrara.  La ditta avrebbe realizzato una "palificata", cioè un'opera di consolidamento del terreno realizzata con pali, solo sotto la frana a monte e non sotto la seconda frana avvenuta più a valle.  Nel capitolato per i lavori il Comune chiedeva di realizzare due palificate di 15 metri. Ma i periti diccono che di queste opere ne è stata realizzata una sola di 30 metri. E che per metà si estende su un terreno dove «non c'erano frane e dove non erano mai state eseguite prove geofisiche». Un vero mistero su cui si dovrà far chiarezza durante il processo.

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