Italia
Avrebbero accettato assegni con lintestazione dellazienda sanitaria
Asl, altri due indagati
Chiara Sillicani
◗
LA PROCURA. Altri due commercianti nel mirino Ancora commercianti lunigianesi nel mirino
2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Adesso emerge con sempre maggiore evidenza: il cuore dello scandalo Asl è la Lunigiana. Sono infatti lunigianesi anche gli ultimi due iscritti nel registro degli indagati. Avrebbero ricevuto l'avviso di garanzia una decina di giorni fa e si sarebbero precipitati da un avvocato per cercare di inquadrare giuridicamente la loro posizione e capire cosa venga loro contestato dagli inquirenti. I due nuovi indagati sarebbero due commercianti, persone che avrebbero accettato di essere pagati con alcuni dei tanti assegni "sospetti" su cui sta cercando di far luce la Procura. Il nome dei due titolari di attività commerciali si aggiunge nel registro degli indagati a quello di tre imprenditori (due lunigianesi), finiti da tempo nel mirino della Procura. E uno di loro sarebbe il titolare di una ditta di escavazioni e movimentazione terra. E il fatto che gli occhi siano puntati sul mondo dell'imprenditoria non è un caso. Le verifiche degli inquirenti (l'inchiesta è nella mani del pubblico ministero Alberto Dello Iacono) e della Guardia di finanza si sarebbero, infatti, focalizzate su chi ha incassato dalla banca numerosi assegni dell'azienda sanitaria. Assegni - lo ricordiamo - che venivano emessi senza mandato di pagamento e senza fatture per corrispondenti prestazioni. Un meccanismo per cui è nel mirino della Procura Ermanno Giannetti, ex direttore amministrativo dell'azienda sanitaria. I due commercianti indagati avrebbero, infatti, accettato assegni con l'intestazione azienda sanitaria. Gli inquirenti sarebbero al lavoro per ricostruire il percorso di quei titoli di credito. Perché i due piccoli imprenditori non si sarebbero presentati in banca con gli assegni dell'Asl, ma avrebbero ritirato i contanti con assegni di privati. Un rebus su cui sta cercando di far luce la Procura. La questione è sempre la stessa: capire se chi ha accettato gli assegni conoscesse la realtà dei fatti, sapesse, cioè, che attraverso quei titoli, il denaro usciva dalla casse dell'Asl per confluire in un tesoretto in Serbia. In questo caso però emergerebbe un nuovo elemento: nei titoli ricevuti dai commercianti sarebbe indicata l'attestazione azienda sanitaria. Particolare che - secondo gli inquirenti - avrebbe dovuto metterli in allarme e far loro intuire che qualcosa non tornava. Visto che - questa la tesi dell'accusa- i due hanno ricevuto assegni senza aver venduto nulla all'Asl. Certo - l'ipotesi non può essere esclusa - gli indagati avrebbero potuto accettare i titoli di credito in buona fede, contando sulla credibilità di chi glieli cedeva e magari proprio il fatto che ad emetterli - almeno formalmente - fosse l'azienda sanitaria avrebbe potuto rassicurarli, anzichè insospettirli.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
