La manifestazione
Comparto costruzioni ancora in crisi, la confederazione artigiana punta il dito sulla concorrenza sleale
Cna: basta appalti al massimo ribasso
Andrea Berti
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MATTONE IN CRISI Paolo Ciotti (Cna) e due cantieri edili «I Comuni non ci aiutano, tutte le gare vinte da ditte non locali»
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MASSA. Crisi profonda per il settore costruzioni. È ancora la Cna a lanciare l'allarme sulle difficoltà del comparto e a criticare gli enti locali che poco avrebbero fatto per far fronte al prolungarsi dello stop dell'edilizia iniziato nel 2009. «Le imprese - analizza Paolo Ciotti, direttore provinciale Cna - sono stanche di subire la concorrenza sleale dei lavoratori irregolari "espulsi" dalle aziende e di essere estromessi dalle gare di appalto che premiano, come sempre più spesso sta accadendo, ditte arrivate da altre regioni, e da altre province. L'esperienza ci dice che le aziende senza legami con il territorio non sempre risultano in grado di garantire la corretta esecuzione delle opere, il pieno rispetto dei tempi concordati per la consegna dei lavori, la tempestiva e diligente esecuzione delle manutenzioni e riparazioni. Assegnare gare a livello locale, crea un sistema virtuoso che genera vantaggi per tutti: appaltanti e appaltatori». Cna non ha però indicazioni che «queste procedure siano applicate in modo costante e uniforme dalle varie amministrazioni. Troppo spesso vengono indette gare ad evidenza pubblica dove, inevitabilmente, imprese provenienti da ogni parte d'Italia, competono per aggiudicarsi appalti di poche decine di migliaia di euro. Non comprendiamo la resistenza di molti enti ad applicare procedure, comunque previste dal codice degli appalti, che consentirebbero loro di invitare solo poche imprese del territorio risparmiando tempo e contribuendo al rilancio dell'economia locale. E' una soluzione che più volte abbiamo sollecitato senza risultato». La principale associazione degli artigiani chiede risposte e di "capire come si possono assegnare delle gare al massimo ribasso del 38 e 40% addirittura 47%. Sicuramente - prosegue - i Comuni risparmiano, ma leggendo i prezzi dei capitolati anche un non esperto si renderebbe conto dell'impossibilità di eseguire quei lavori o perlomeno di eseguirli con i criteri richiesti». Secondo Cna sono a rischio la qualità dei lavori e l'occupazione: «Assegnando i lavori a ditte estranee al territorio (che stranamente sono le uniche a poter fare quei ribassi) si contribuisce a creare disooccupazione, mentre le nostre imprese edili cercano di tutelare il patrimonio umano. Di fronte ad una accentuata contrazione della produzione, ad utili ridotti al minimo o inesistenti, diverse realtà aziendali lavorano solo per il mantenimento delle strutture. Se si ritiene che le imprese locali siano parte integrante del nostro territorio, che siano in grado di generare ricchezza e coesione locale occorre approfondire queste offerte ribassate. Come è possibile che nell'era della globalizzazione, possa sussistere una diversità così grande nei prezzi d'acquisto dei soliti materiali? Chi non si pone questo interrogativo, evidentemente non ha a cuore il benessere del territorio e quindi Cna si attiverà nelle sedi opportune per approfondire queste anomalie del mercato, perché il rischio di infiltrazione mafiose e il riciclo di denaro è più che un'ipotesi». L'analisi di Cna va oltre: «La nostra associazione sta sostenendo da mesi la necessità di favorire l'utilizzo delle gare sottosoglia trasparenti per dare ossigeno, in questa fase, alle imprese del territorio e abbiamo chiesto a gran voce di sostituire la modalità del massimo ribasso con l'offerta economicamente più vantaggiosa, ma nessuna risposta è pervenuta in tal senso e il nostro malumore oramai è giunto al limite». C'è bisogno - conclude Ciotti - «di invertire la rotta. Altrimenti entro la fine dell'anno verranno persi altri 700 posti di lavoro nella nostra provincia».
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