Sicurezza
«Stop ai campanilismi per salvare la cultura»
Dal summit agli Impavidi le strategie per salvare un settore che dà occupazione
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SARZANA. C'erano veramente tutti al "capezzale" della cultura: la Provincia della Spezia ha convocato al teatro Impavidi, in una sorta di stati generali, Comuni e associaziioni per lanciare un grido d'allarme sui tagli al settore. "Cultura, una ricchezza da liberare" il titolo dell'iniziativa suddivisa in un incontro mattutino legato ai fondi europei in campo culturale, ovvero come si partecipa ai bandi indetti dall'unione europea (in cattedra il consulente della regione Emilia Romagna) e una tavola rotonda pomeridiana dove si confrontavano enti locali e associazioni culturali. «È emersa una realtà culturale davvero importante, fatta di tanta volontà e passione da parte di tutti. Un tesoro che non può essere messo da parte e sulla quale la provincia proverà a creare un maggiore sistema, un maggiore collegamento». Così l'assessore provinciale, Paola Sisti, organizzatrice della giornata e animatrice della tavola rotonda. «Abbiamo per la prima volta messo a confronto tutti i protagonisti del mondo culturale provinciale e anche in presenza di forti tagli nei bilanci, abbiamo avuto la consapevolezza che l'intero sistema culturale provinciale è in fermento e gravido di proposte e iniziative. Questa energia non va persa». Cosa è emerso concretamente? Da un lato la richiesta di una maggiore attenzione nazionale verso questo settore, una richiesta di stop ai tagli generalizzati su questo settore che anche nella provincia spezzina è fattore ci occupazione, di economia. Poi è emersa forte l'esigenza di superare gli steccati territoriali. Su questo l'esempio di Luni è forse quello più emblematico. Negli ultimi anni l'intero territorio provinciale si è fatto carico del problema dell'area archeologica di Luni, puntando decisamente sulla riqualificazione dell'area. Le aspettative in termini culturali e turistici sono forti e si attende lo sblocco dei finanziamenti per ridare nuova vita all'area. Anche dal mondo delle associazioni sono state lanciate grida d'allarme «i tagli li subiamo soprattutto noi, hanno ripetuto in tanti, dalle compagnie teatrali alle Pro loco», ma anche necessità spesso inascoltate «maggiori spazi, maggiore attenzione da parte dei Comuni che non è solo di natura economica, maggiori attenzioni anche a tesori spesso lasciati nel dimenticatorio come gli archivi comunali» come ha ricordato Barbara Sisti, membro del consiglio nazionale Musei ecclesiastici nazionali. Tutti, senza distinzione, dai sindaci ai presidenti delle associazioni, hanno rimarcato la necessità di un cambio di passo, un nuovo modo di concepire le attività culturali che oggi sono così strettamente legate allo sviluppo turistico di un area che dati alla mano, negli ultimi anni, ha continuato a crescere in termini di presenze. Alla fine è stato sottoscritto un "manifesto per la cultura". F.R.
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