Il Tirreno

«Storace insulto alla Resistenza»

Il segretario nazionale de La Destra Francesco Storace sarà a Carrara la prossima settimana
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Il segretario nazionale de La Destra Francesco Storace sarà a Carrara la prossima settimana

Menconi (La Destra) replica: «Siete intolleranti»

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 CARRARA. Continua il botta e risposta sull'incontro cui parteciperà il segretario nazionale de La Destra Francesco Storace. Dopo le denunce di Anpi e anarchici, che hanno chiesto al sindaco di non concedere la sala di rappresentanza, gli interventi continuano. Un cittadino di nome Renato Borgili scrive queste parole: «Ho appreso dai giornali locali che ha concesso a Storace (nota figura della destra italiana) la sala di rappresentanza del Comune di Carrara. Mi sono chiesto, non dandomi pace "ma Zubbani non vorrà mica dedicare piazza Matteotti ad Almirante e piazza Gramsci a Mussolini?". Signor sindaco, non trovando una logica a questa sua tolleranza nei confronti di certe figure, che la storia italiana fondata sulla resistenza ha ampiamente condannato, le chiedo una cortesia personale. Quando Storace, accompagnato dal suo seguito, calpesterà il suolo dalla nostra città, faccia coprire i monumenti di Carrara con un velo, come si fa per la passione dei Sepolcri. Penso ad Alberto Meschi a Gino Menconi al comandante "Memo" e a tutte quelle persone che hanno combattuto con entusiasmo contro il fascismo».  Intanto sulla vicenda interviene anche il segretario provinciale de La destra Filippo Menconi. «Non commettete voi l'errore, l'orrore, di essere intolleranti, estremisti - attacca Menconi - il Comune è la casa di tutti, non potete dimenticare che non esiste solo il comunismo e i comunisti, tra i carraresi dovete ammettere che non tutti votano a sinistra e che molti sono simpatizzanti per le forze politiche di destra. Oppure per voi non contano, non contano le persone che non fanno l'interesse del vostro partito. Non mettetevi i paraocchi, Noi abbiamo dimostrato apertura venendo a chiedere una sala comunale dove chiunque ha diritto ad entrare, la città non è vostro possesso. Altrimenti questa vostra dovremmo chiamarla dittatura: se non ammettete il diverso da voi, mi chiedo come potete farvi belli di campagne sociali, di apertura verso il mondo, di tolleranza, di antirazzismo. Ci colpite sempre e comunque riportando le lancette dell'orologio indietro di 70 anni, siete voi allora che non guardate oltre, che non vedete il futuro, che siete dittatoriali, che vivete sulle ceneri della guerra, che vorreste far pagare ai figli gli errori dei padri».

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