Il dolore
Senza corrente per quasi due anni
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Gli avvocati Pasquali e Macchiarini e, sotto Luciano MorottiL'odissea a cui Enel ha costretto l'ex segretario comunale della Dc
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CARRARA. Circa due anni senza energia elettrica, una vicenda quasi kafkiana o alla Jonesco - nel senso dell'incomunicabilità, ma qui però c'è poco da ridere - contro il muro di gomma dell'Enel che è stato abbattuto solo con una sentenza del tribunale. È una vicenda paradossale, quella che ha amareggiato e complicato la vita da maggio 2009 a oggi a Luciano Morotti, pensionato della Cassa di Risparmio di Carrara (dove ha lavorato per 36 anni), ex segretario comunale della Dc (dall'84 al 92), ed ex amministratore al Cat e dell'Internazionale Marmi e Macchine. Un caso che ha dell'incredibile. Tutto nasce nel marzo 2009, quando Morotti, sposato e padre di due figli, riceve un avviso di morosità dall'Enel. Strano, si dice sul momento, visto che ha sempre pagato regolarmente tutte le bollette. Scopre così che l'immobile a cui si riferisce la contestazione non è casa sua, nel centro cittadino, ma uno stabile a Massa, in via Due Madonne. L'ex segretario Dc non può certo immaginarsi cosa avrebbe avuto di fronte. La prima bolletta contestata è di una cinquantina di euro: come si fa in questi casi, manda una raccomandata all'Enel, scrivendo che deve esserci un errore e che ovviamente lui di un appartamento a Massa non sa nulla. Passa un po' di tempo, altra contestazione: preavviso di riduzione dell'energia erogata per morosità. Luciano Morotti, confidando che un'altra raccomandata e le telefonate ai vari call center fossero andate a buon fine, dopo aver ribadito che lui aveva pagato regolarmente le fatture per casa sua, e che di Massa non ne sa niente, parte per una breve vacanza. Ed è in vacanza quando la suocera, a cui aveva lasciato le chiavi per controllare ogni tanto che tutto fosse a posto, lo chiama: «Guarda che qui c'è un lago sotto il frigo, e le cose nel freezer rischiano di andare a niente». Tipico segnale che non c'era più corrente. Maggio 2009. La battaglia con l'Enel entra nel vivo: Morotti riesce a scoprire, sempre attraverso i call center, che qualcuno, a suo nome aveva sottoscritto un contratto di fornitura, solo telefonicamente. L'Enel gli spedisce una copia di quel contratto, e scopre subito che la firma è falsa. Scatta una prima denuncia contro ignoti, sperando che l'Enel si ravveda. Niente da fare. La cifra contestata cresce: per riattivare l'energia, l'Enel chiede 1.469 euro. L'ex segretario Dc si rivolge agli avvocati Paolo Pasquali e Giovanni Macchiarini, che presentano un ricorso urgente ma il giudice Ermellini lo respinge. A quel punto, ecco il passo successivo: causa davanti al tribunale di Massa. Davanti al collegio giudicante, composto dai giudici Giovanni Sgambati (presidente), Paolo Puzone e Cosimo Maria Ferri, finalmente, il nostro concittadino ottiene giustizia. Il tribunale accoglie il ricorso, e ordina all'Enel di riattaccare immediatamente la luce. Condanna l'Enel a pagare le spese. Ora che c'è il lieto fine, è possibile anche evidenziare altri aspetti. Primo: è già stata avviata una causa civile per danni contro l'Enel, che ha lasciato senza corrente un cittadino pur non essendo moroso. Non solo: si è scoperto che in certi casi è impossibile provare a cambiare gestore, perché comunque l'Enel non concede "l'ultimo miglio". Commentano gli avvocati: «Il comportamento di Enel è inqualificabile per vari motivi. Ad esempio - spiegano Macchiarini e Pasquali -, ha violato i principi della buona fede; pur avendogli dimostrato che non poteva essere stato lui a fare il contratto, ha insistito fino al punto di togliere la corrente per oltre un anno e mezzo, dimostrando l'arroganza di un momopolio di fatto. Anche se il nostro cliente ha provato a fare il contratto con il nuovo gestore, non è stato possibile. Lo sottolinea anche il tribunale nella sentenza: il distacco è stato illegittimo e del tutto arbitrario». Aggiunge amaramente Luciano Morotti: «Al di là di quello che ho scritto nelle varie raccomandate, la cosa davvero assurda è che nessuno, in tutto questo tempo, mi ha mai contattato personalmente per sapere cosa stesse accadendo. Solo per lettera, e solo per chiedere pagamenti. Un giorno, da un call center, ho saputo che in provincia c'erano stati casi analoghi, di contratti irregolari, poi più niente. Una cosa allucinante. Nessuna risposta anche quando scrissi per raccomandata che il contratto era palesemente falso, che la firma non era la mia. Sempre e solo silenzio». M.B.
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