Il Tirreno

Schianto del Pilatus Assolti proprietario e revisore dell'aereo

Schianto del Pilatus Assolti proprietario e revisore dell'aereo

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 MASSA. Assolti per entrambi i capi di imputazione: disastro e omicidio colposi. «Perché il fatto non sussiste», ha sentenziato il collegio composto da Failla, Dragotto e Aracri. Il processo era quello dello schianto aereo, costato la vita il giorno di Ferragosto 2002 a Cesare Sacchi, un uomo di 35 anni che era ai comandi del Pilatus venuto giù dopo aver perso un'ala a 3.300 metri. Sfiorando decine e decine di bagnanti. Due gli imputati: Michelle Deville Duc, proprietario del velivolo e Denis Miotto, incaricato della manutenzione dell'aereo. Il primo è deceduto due anni fa, ma il suo avvocato - Riccardo Artelli - ha lottato per l'assoluzione. Così come Matteo Bertucci, legale di Miotto, ha lottato per dimostrare l'innocenza del suo assistito. Il pm aveva chiesto tre anni per Miotto, solo per il disastro colposo. L'omicidio colposo era prescritto. Per Deville Duc invece proscioglimento per il decesso dell'imputato.  È stato un processo lungo e difficile fatto di perizie e contro perizie. Da una parte l'accusa, sostenuta dal pubblico ministero Alberto Dello Iacono che diceva che il disastro aereo era stato causato dalla scarsa manutenzione del velivolo; dall'altra le difese che invece imputavano a una manovra imprudente del pilota il distacco dell'ala. Il pm si è avvalso del lavoro dell'ingegnere Giampiero Marafante, direttore dell'aeroporto di Biella, che si è concentrato sul cattivo funzionamento del cuscinetto che doveva garantire elasticità al montante che sorreggeva l'ala. Il perito della difesa Carlo Casarosa, docente ordinario alla facoltà di Ingegneria aerospaziale dell'università di Pisa, invece ha sostenuto che il montante destro del Pilatus si è rotto per una manovra azzardata del pilota. Una compressione durante una virata che ha fatto saltare l'ala. L'avvocato Bertucci ha anche allegato agli atti una fotografia di una rivista specializzata con il Pilatus impegnato in una picchiata. E aveva consegnato al collegio un dvd con il filmato andato in onda poco prima dell'incidente nella trasmissione "le Iene".  Sia la requisitoria del pm, sia le arringhe degli avvocati hanno portato via tutta la mattinata. Con Failla e le sue colleghe che annotavano tutto, anche se durante tutto il procedimento hanno dato l'idea di essere pienamente immerse nella diatriba tra periti. Il pubblico ministero ha tentato di smontare quanto detto dai periti degli imputati, sostenendo che i due si conoscevano bene e quindi non potevano darsi contro. Tesi questa smontata da Bertucci, con la semplice constatazione che gli ingegneri aerospaziali sono talmente pochi che è normale che si conoscano tra di loro. Tra l'altro proprio la perizia nominale e non di un collegio dell'accusa aveva fatto storcere il naso alle difese a inizio processo.  Alla lettura della sentenza non c'era Deville Duc, deceduto nel 2009 a 68 anni dopo una lunga malattia che aveva cominciato ad attaccarlo subito dopo lo schianto del Pilatus, e non c'era neppure Miotto: il responsabile della revisione del velivolo era rimasto in aula fino alle 14, poi per onorare un impegno se ne è andato. Ed è mancato proprio nel momento più bello per lui, quello dell'assoluzione. Ora bisognerà attendere le motivazioni del collegio - tra sessanta giorni - e capire se il pm vorrà andare in appello.

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