Il dolore
LA VICENDA
Ore 15.50 terrore in spiaggia
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MASSA. Erano le 15.50 del Ferragosto del 2002: dal piccolo aereo da turismo si erano appena lanciati gli ultimi due paracadutisti, quando l'ala destra si spezza e comincia il volo di morte: da quota 3.300 la direzione è quasi dritta, in avvitamento, verso la spiaggia affollatissima della riviera apuana, fra Poveromo e Cinquale. Il pilota, con un gesto estremo di generosità, anziché lanciarsi a sua volta e mettersi in salvo, tenta di portare il mezzo impazzito lontano dal litorale. A Cesare Sacchi (foto in alto), 35 anni, novarese, l'ultima, disperata manovra è riuscita: il velivolo si schiantava a 50 metri dalla battigia. Un miracolo che salvò la vita a decine di persone e che valse la medaglia d'oro al pilota. Anche il destino evitò la strage: dove l'aereo si schiantò c'era una secca dove di solito in molti ci facevano il bagno. Ma sulla riva era in corso la tradizionale guerra dei gavettoni e quindi non c'era nessuno a nuotare. Anche il pezzo di ala, caduto subito dopo sulla riva, era finito su un tratto deserto. Dopo lo schianto fu un fuggi fuggi sulla spiaggia, in molti persero i sensi per la tensione accumulata in quei secondi interminabili in cui l'aereo venne giù. Poi i soccorsi: Arrivarono due motovedette della Capitaneria di porto, i sommozzatori dei vigili del fuoco, guardia di finanza. Poco distante, il prefetto Giancarlo Trevisone giunse insieme al sindaco Roberto Pucci: erano a godersi il sole e si erano trovati un'emergenza improvvisa. A poche decine di metri da loro, anche Mirko Tremaglia, allora ministro per gli italiani nel mondo, trascorreva le vacanze sul litorale massese.
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