Sicurezza
Erosione, tornano i camion di sabbia
Chiara Sillicani
La Provincia pensa al ripascimento d'urgenza. I tecnici: qualche problema ai geotubi
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MARINA DI MASSA. Due cose sono assodate: i geotubi hanno qualche problema (i tecnici preferiscono parlare di criticità) e - di fronte all'emergenza - non rimane che giocare la solita carta, quella di sempre: il ripascimento. Tonnellate di sabbia che arriveranno via terra. E in piena stagione turistica.
Fabrizio Magnani, assessore provinciale alla difesa del suolo, l'intervento tampone non lo dà per certo, ma lascia intendere che quella sia l'unica soluzione praticabile per ridare una boccata d'ossigeno al litorale. Palazzo ducale convoca una conferenza per fare punto della situazione. Ci sono tutti: l'assessore Magnani, il presidente Angeli il direttore dei lavori, quello attuale (l'ingegner Michela) e il suo predecessore (l'ingegnere Arrichi).
E soprattutto ci sono i professori: Giorgio Beriolo, uno dei più grandi ingegneri del settore, Enzo Pranzini e Pierluigi Aminti che si occupano di monitorare il litorale. Manca però uno degli attori importanti, la ditta che sta realizzando i lavori. Sono, invece, in prima fila i balneari, infuriati. Lo scontro sui dati. Così l'incontro diventa l'occasione per un confronto serrato, una battaglia sui dati. Da una parte ci sono quelli raccolti dagli "uomini del mare" che documentano arretramenti della linea di costa. Anche a Poveromo.
Dall'altra ci sono i dati elaborati dalla Provincia che parlano chiaro: la spiaggia è avanzata e in alcuni tratti ha strappato al mare 25 metri. In mezzo ci sta la mareggiata; il problema è tutto lì: i balneari hanno fatto le loro rilevazione qualche giorno fa, quando le onde avevano già segnato il litorale. I tecnici di Palazzo ducale si basano, invece, su rilevazioni dil marzo quando le mareggiate hanno concesso la tregua. E lì sta il dilemma, il grande dubbio dei balneari: ma i setti reggono le mareggiate? Bloccano il flusso della sabbia da ponente a levante? Qualche problema ai geotubi. Enzo Pranzini è puntuale e didascalico, come solo un professore sa essere, nelle sue spiegazioni. E mette subito in chiaro un aspetto: le dinamiche di costa sono complesse.
Ma non per questo si nasconde dietro un dito: «Ci sono piccole criticità che possono creare anche problemi rilevanti e questo soprattutto dove i lavori si sono fermati prima della mareggiata. Si sono creati alcuni varchi». Spazi, insomma, avvallamenti, magari tra un setto (di 20 metri) e l'altro e da lì la sabbia passa. Aminti però assicura: «Il fondale si è alzato, segno che la sabbia c'è, elimineremo le criticità (a stagione finita ndr)». Il resto lo farà il tempo che permetterà l'assestamento e dimostrerà l'efficacia dei geotubi. Ma proprio la trasparenza del professore, la sua obbiettività manda su tutte le furie i balneari. E se Emanuele Panconi ripete a gran voce che «i lavori sono partiti da ponente, anzichè da levante», Roberto Aliboni prende il microfono e perde il suo applomb: «Vi abbiamo fatto notare quegli stessi problemi (si riferisce ai varchi) un anno fa e nulla è stato fatto. Adesso arrivate a dirci che ci sono problemi?».
Ma i toni più forti sono quelli di Stefano Gazzoli, vicepresidente di Riviera Apuana: «Il mio stabilimento (bagno Sara) è davanti ad un geotubo terminato da un anno, eppure quest'estate ho meno ombrelloni. Ci dite che se si crea un varco, passa sabbia, è un'evidenza. La verità è che ora la costa fatica a rispondere alle mareggiate e arretra. Non ha senso valutare i dati di marzo». Ora tutto si gioca a settemre quando si rimetterà mano ai geotubi per rimuovere «le criticità». E intanto? Magnani parla chiaro: «Facciamo calmare il mare, poi se necessario chiederemo le autorizzazioni per un intervento di emergenza». Tradotto: ripascimento a marzo. Con l'augurio che quella sabbia non prenda, ancora una volta, il largo.
Fabrizio Magnani, assessore provinciale alla difesa del suolo, l'intervento tampone non lo dà per certo, ma lascia intendere che quella sia l'unica soluzione praticabile per ridare una boccata d'ossigeno al litorale. Palazzo ducale convoca una conferenza per fare punto della situazione. Ci sono tutti: l'assessore Magnani, il presidente Angeli il direttore dei lavori, quello attuale (l'ingegner Michela) e il suo predecessore (l'ingegnere Arrichi).
E soprattutto ci sono i professori: Giorgio Beriolo, uno dei più grandi ingegneri del settore, Enzo Pranzini e Pierluigi Aminti che si occupano di monitorare il litorale. Manca però uno degli attori importanti, la ditta che sta realizzando i lavori. Sono, invece, in prima fila i balneari, infuriati. Lo scontro sui dati. Così l'incontro diventa l'occasione per un confronto serrato, una battaglia sui dati. Da una parte ci sono quelli raccolti dagli "uomini del mare" che documentano arretramenti della linea di costa. Anche a Poveromo.
Dall'altra ci sono i dati elaborati dalla Provincia che parlano chiaro: la spiaggia è avanzata e in alcuni tratti ha strappato al mare 25 metri. In mezzo ci sta la mareggiata; il problema è tutto lì: i balneari hanno fatto le loro rilevazione qualche giorno fa, quando le onde avevano già segnato il litorale. I tecnici di Palazzo ducale si basano, invece, su rilevazioni dil marzo quando le mareggiate hanno concesso la tregua. E lì sta il dilemma, il grande dubbio dei balneari: ma i setti reggono le mareggiate? Bloccano il flusso della sabbia da ponente a levante? Qualche problema ai geotubi. Enzo Pranzini è puntuale e didascalico, come solo un professore sa essere, nelle sue spiegazioni. E mette subito in chiaro un aspetto: le dinamiche di costa sono complesse.
Ma non per questo si nasconde dietro un dito: «Ci sono piccole criticità che possono creare anche problemi rilevanti e questo soprattutto dove i lavori si sono fermati prima della mareggiata. Si sono creati alcuni varchi». Spazi, insomma, avvallamenti, magari tra un setto (di 20 metri) e l'altro e da lì la sabbia passa. Aminti però assicura: «Il fondale si è alzato, segno che la sabbia c'è, elimineremo le criticità (a stagione finita ndr)». Il resto lo farà il tempo che permetterà l'assestamento e dimostrerà l'efficacia dei geotubi. Ma proprio la trasparenza del professore, la sua obbiettività manda su tutte le furie i balneari. E se Emanuele Panconi ripete a gran voce che «i lavori sono partiti da ponente, anzichè da levante», Roberto Aliboni prende il microfono e perde il suo applomb: «Vi abbiamo fatto notare quegli stessi problemi (si riferisce ai varchi) un anno fa e nulla è stato fatto. Adesso arrivate a dirci che ci sono problemi?».
Ma i toni più forti sono quelli di Stefano Gazzoli, vicepresidente di Riviera Apuana: «Il mio stabilimento (bagno Sara) è davanti ad un geotubo terminato da un anno, eppure quest'estate ho meno ombrelloni. Ci dite che se si crea un varco, passa sabbia, è un'evidenza. La verità è che ora la costa fatica a rispondere alle mareggiate e arretra. Non ha senso valutare i dati di marzo». Ora tutto si gioca a settemre quando si rimetterà mano ai geotubi per rimuovere «le criticità». E intanto? Magnani parla chiaro: «Facciamo calmare il mare, poi se necessario chiederemo le autorizzazioni per un intervento di emergenza». Tradotto: ripascimento a marzo. Con l'augurio che quella sabbia non prenda, ancora una volta, il largo.
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