Il Tirreno

Dopo l’intervento alla spalla, il passaggio al Versilia e al Cisanello per un problema ai reni. Infine il coma

«Sono stati due mesi di calvario»

«Sono stati due mesi di calvario»

Nell'esposto il dramma della donna operata al San Camillo di Forte

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 MASSA. È stato un vero e proprio calvario quello subito dalla donna massese di 63 anni deceduta due mesi dopo essere stata operata a una spalla nella casa di cura San Camillo di Forte dei Marmi. Un calvario che ha spinto i familiari a presentare un esposto dettagliato in procura sugli ultimi sessanta giorni di vita della loro congiunta.  L'intervento di artoprotesi alla spalla destra era stato programmato da tempo, ma era stato rinviato un paio di volte perché la signora aveva dei problemi di glicemia, visto che era diabetica, e quindi è momentaneamente non idonea. Poi la sua salute si stabilizza e il 20 aprile viene fissato come gran giorno. La donna entra in sala operatoria e finisce sotto i ferri. Il chirurgo e l'anestesista decidono di anestetizzarla prima localmente e poi totalmente. Decisone comune in molte operazioni, quindi tutto procede come previsto. Quando torna in reparto però la signora presenta uno stato di torpore che per i familiari è decisamente anomale. Il marito e il figlio della sessantatreenne notano anche che le urine presentano tracce di sangue davvero preoccupanti. Lo fanno notare ai medici, ma vengono rassicurati: per i camici bianci altro non è che un normale decorso post operatorio. E il sangue era dovuto a un problema di drenaggio che era già stato risolto.  I parenti della paziente si tranquillizzano, ma dura poco. Il giorno seguente lo stato di torpore continua e la perdita di sangue nonostante il cambio del drenaggio non si ferma. Tanto che vengono fatte delle trasfusioni di plasma. Il 22 aprile dal San Camillo la paziente viene trasferita al Versilia per una grave insufficienza renale. Al pronto soccorso la visitano ma poi la ricoverano immediatamente a nefrologia. Il marito e il figlio chiedono spiegazioni. Alle 19 del 22 aprile viene disposto il trasferimento d'urgenza all'ospedale Cisanello di Pisa per un problema a un'arteria. Nella struttura pisana - secondo l'esposto presentato dai familiari in procura - la donna viene sottoposta a un intervento, ma non viene specificato di che tipo. Poi viene riportata al Versilia e ricoverata a Medicina. Il quadro clinico si aggrava con una rapidità impressionante, tanto che il 25 aprile perde i sensi ed entra in uno stato comatoso. Viene trasferita in rianimazione, dove le praticano una tracheotomia per consentirle la respirazione. La donna non si sveglia più e il 9 maggio, forse su richiesta dei parenti, viene portata all'ospedale di Massa. Dove muore il 7 giugno.  All'ospedale Versilia il marito e il figlio della signora si rivolgono al Tribunale del malato e conoscono l'avvocato Elisabetta Genchi, che si prende cura di loro e li aiuta a presentare l'esposto in procura. Il fascicolo, in mano al sostituto procuratore Federico Manotti è stato aperto ed è già stata effettuata l'autopsia (vedi box in basso).

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