Il Tirreno

Erosione. Ma ammette che Ronchi è un punto particolarmente difficile del nostro litorale

«Geotubi, nessun errore palese»

Chiara Sillicani
<b>IL PROFESSORE.</b> Sotto Pierluigi Aminti e accanto alcuni geotubi riemersi sul litorale di Ronchi
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IL PROFESSORE. Sotto Pierluigi Aminti e accanto alcuni geotubi riemersi sul litorale di Ronchi

Parla il professor Aminti: se sono riemersi li abbasseremo di 20 centimetri

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 MARINA DI MASSA. "I geotubi funzionano?". La domanda è sempre la stessa, le risposte sono molteplici. Così mentre i balneari qualche dubbio sulla buona riuscita dei lavori ce l'hanno, la Provincia assicura che la spiaggia risponde bene. E cresce. A metà strada tra l'ottimismo (seppur supportato dai dati) di Palazzo ducale e i timori di chi sul mare lavora, c'è la posizione di Pierluigi Aminti.  Professore al dipartimento di ingegneria civile e ambientale di Firenze, Aminti ha collaborato alla stesura del progetto antierosione. Ha il rigore e l'obbiettività dello scienziato. Ma all'analisi tecnica antepone la riflessione. Puntando gli occhi sui balneari: «Mi accolgono - racconta - e mi dicono che tutto va bene, passa qualche giorno, magari arriva la mareggiata, e ai loro occhi tutto sembra un disastro. Il mare - aggiunge - ha bisogno di una fascia in cui muoversi liberamente».  Allora qual'è la funzione dei geotubi?  «Il mare tende a spostare sabbia in direzione di Forte. Per bloccare il flusso avremmo potuto realizzare pennelli (scogliere ndr) creando vasche in cui la sabbia si muova pochissimo. Ma avremmo alterato il paesaggio in una zona,come quella di Ronchi, ad alta rilevanza naturalistica. Ecco perché abbiamo preferito i geotubi, lunghi 180 metri e sommersi».  Invece sono in parte riemersi e l'effetto visivo è pessimo...  «Se sono riemersi a riva, valuteremo se siano stati collocati all'esatta profondità.  Se il fatto che siano visibili costituisce un problema a settembre cercheremo di abbassarli.  È importante precisare - aggiunge Aminti - che perchè funzionino correttamente non possono essere realizzati ad una profondità eccessiva».  Completamente emersi funzionerebbero meglio?  «Beh, sì. I geotubi sono stati collocati anche in altri tratti del litorale toscano, a Capalbio, a San Vincenzo. A San Rossore hanno scelto di installarli a pelo dell'acqua, sono leggermente visibili, ma lì hanno preferito privilegiare l'efficienza. In ogni caso valuteremo se è possibile abbassare i geotubi lungo la costa massese, ma non oltre 20-30 centimetri».  Il mare, però, continua ad erodere...  «La mareggiata porta via sabbia, tende a disegnare un arenile non lineare, con anse. Spesso però il mare riconsegna quella stessa sabbia. Basta entrare in acqua e per trenta metri si cammina in una secca, quello è un segnale inequivocabile: la sabbia c'è».  E gli scalini?  «Si sono formati perché molti balneari hanno preferito distribuire la sabbia del ripascimento in altezza, più che in lunghezza». In conclusione, i geotubi stanno funzionando?  «La sensazione è che funzionino, la spiaggia è più sicura. Dobbiamo tenere presente che il mare, per natura, non è stabile, per esserlo dovremmo trasformarlo in una piscina. Certo ammetto che ci sono punti particolarmente difficili, come Ronchi. È anche vero, però, che proprio lì, se non ci fossero stati interventi, alcuni bagni sarebbero in acqua. Non solo, i lavori non sono ancora terminati: a ripascimento completo la spiaggia dovrebbe avanzare di altri 10 metri coprendo completamente i geotubi. A mio avviso non esistono errori palesi».

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