Il Tirreno

Si tratta delle unità immobiliari di chi non ha voluto ripristinare l’attività alberghiera

L'attico del Doria ora è del Comune

Chiara Sillicani
<strong>IL RESIDENCE.</strong> Il Doria sul Lungomare di Levante
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IL RESIDENCE. Il Doria sul Lungomare di Levante

Clamorosa svolta: passano a Palazzo civico anche 2 appartamenti

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MASSA. Un attico e due appartamenti. Non grandissimi, a dire il vero, ma vista mare: apri le finestre e respiri iodio e salmastro a pieni polmoni. E il proprietario non è un rampante imprenditore: quei beni immobili sono, invece, del Comune. Da un paio di giorni. Si tratta di tre unità immobiliari del complesso residenziale Doria, sul lungomare, che, dopo un lungo contenzioso legale, sono passate nella mani di Palazzo civico.  A decretare il passaggio due determine, datate 8 e 9 giugno, a firma di Lamberto Menconi, dirigente del settore edilizia. Quelle determine, in realtà, prendono atto della scadenza dei termini del procedimento amministrativo per lottizzazione abusiva. Scaduti i termini, infatti, l'acquisizione al patrimonio, da parte del Comune, scatta di diritto. 

La storia. Il Doria è una rta (residenza turistica alberghiera) trasformata in mini appartamenti. Sul caso la Procura apre un'indagine e si arriva a processo. Ma - la sentenza è di un mese fa - non scattano le condanne. Nè per il titolare della società che ristrutturò l'immobile, nè per chi ha amministrato il residence. Il giudice Antonella Dragotto (nella foto) ritiene che non ci sia lottizzazione abusiva perché non ravvisa contrasto con lo strumento urbanistico.  La zona in cui sorge il Doria è, in effetti, a destinazione residenziale. Il Comune, però, gioca la sua partita, muovendosi su un piano diverso, quello amministrativo. E muove i primi passi revocando l'abitabilità e ordinando (nel 2008) lo sgombero dello stabile.

Chi ha comprato (tra cui l'onorevole Valdo Spini) deve lasciare l'appartamento. Scattano, chiaramente, i ricorsi al Tribunale amministrativo regionale contro la decisione del Comune. Il Tar, però, con una serie di sentenze del 2009, accoglie le ragioni di Palazzo civico e dichiara legittimi i provvedimenti. Il Comune - per semplificare - ordina lo sgombero perché ritiene che sia stato fatto un uso improprio dell'immobile (da residenza turistica ad appartamenti), chiede quindi un nuovo accatastamento (non più come casa, ma come albergo) e il ritorno all'esercizio dell'attività turistica. 

Non tutti i proprietari accettano.
Viste le sentenze del Tar (a loro sfavorevoli), i proprietari chiedono una sanatoria, vogliono riattivare la residenza turistica. Il Comune, però, stabilisce una condizione: per farlo è necessario che tutti i proprietari siano d'accordo. E l'accordo non arriva, sono tre i contrari.  Il Comune, contro di loro, va avanti: con la determinazione 860, a febbraio scorso, archivia il procedimento per tutti quelli che hanno detto sì alla sanatoria, ma accerta «l'avvenuta lottizzazione abusiva» per gli altri 3 (l'immobiliare San Paolo, Ernestina Angelini, titolare di 2 unità immobiliari, e i signori Bongartz).

E lo fa anche alla luce di una nuova interpretazione giurisprudenziale che interpreta come lottizzazione anche il frazionamento (in appartamenti) e l'uso improprio del bene. I tre proprietari ricorrono ancora al Tar, contestano la determina 860 che li "accusa" di lottizzazione e chiedono la sospensione. Ma il Tribunale amministrativo, ancora una volta, dà ragione al Comune e, con ordinanza del 10 giugno, respinge «l'istanza cautelare». L'efficacia della determina non è sospesa. Il 10 il Tar si pronuncia, a favore del Comune e conferma quanto accaduto nei giorni immediatamente precedenti: l'8 e il 9 giugno, infatti, sono trascorsi i 90 giorni dalla notifica della determina 860 a 2 degli interessati (l'immobiliare che è proprietaria dell'attico e Ernestina Angelini, titolare di due unità immobiliari). La legge parla chiaro: termini scaduti uguale acquisizione al patrimonio. Così attico e appartamenti sono di Palazzo civico e tra qualche giorno la stessa sorte toccherà all'appartamento del terzo acquirente (Bongartz) a cui l'atto è stato notificato qualche giorno dopo in Germania.

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