Il Tirreno

Erosione, il mare non si arresta

Gabriele Dini
Tronchi d’albero e rami nella zona della Partaccia: i balneari protestano per il mancato aiuto dal Comune
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Tronchi d’albero e rami nella zona della Partaccia: i balneari protestano per il mancato aiuto dal Comune

La mareggiata danneggia gli stabilimenti e i balneari preparano l'azione legale

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 MASSA. Sono seduti sulla riva a guardare il mare. Quella potenza di onde grigie e affamate che alla prima mareggiata ha ricominciato a divorarsi la loro spiaggia, il loro lavoro, il loro futuro. Difficile adesso per i balneari fare qualcosa per contrastare la forza del mare: possono solo protestare e sperare che i costosissimi lavori antierosione funzionino davvero e che i misteriosi geotubi proteggano l'arenile.  Ma ciò che è accaduto in questi giorni, con il mare che si è rimangiato metri e metri di spiaggia, precipita centinaia di proprietari di stabilimenti balneari e di lavoratori nell'angoscia. E nel frattempo, per altri motivi, la protesta si estende anche alla zona della Partaccia dove il mare ha spiaggiato una distesa di rami e tronchi d'albero portati dal fiume Magra.  Il mostro erosione. Per capire cosa stia accadendo basta fare un salto in spiaggia a Ronchi. Ieri la battigia era spezzata in due da un gradone alto un metro. I gestori degli stabilimenti della zona hanno rimosso file di ombrelloni per strapparle alle acque. Al circolo nautica Ronchi il mare ha abbattuto una serie di tende. Cose sempre accadute, si potrebbe pensare. Ma la situazione stavolta è resa completamente diversa dal fatto che le barriere antierosione costate milioni di euro avrebbero dovuto arginare questo fenomeno.  Al bagno Cavalieri del Mare mostrano un esempio molto semplice che può far capire la situazione anche a chi è completamente digiuno di ingegneria idraulica. «Quella foto - spiegano Simone Marcucci e Debora Capitani - mostra lo stabilimento nel 2003. Il mare ha mangiato più di metà spiaggia». Nella foto aerea si possono contare undici file di obrelloni. Ieri in spiaggia ce n'erano solo quattro. «Così non è possibile lavorare - spiegano i gestori dello stabilimento - non possiammo affittare ai turisti ombrelloni che domani potrebbero non esserci più».  Stesso numero di file al bagno Hermitage. I titolari guardano il mare seduti sul pattino con il volto preoccupato. «Non è possibile capire cosa stia accadendo - spiegano - ci hanno detto che il mare riporterà parte della sabbia. Speriamo che sia vero».  Il titolare del bagno Ennio sta passeggiando nell'acqua bassa della riva. «Le prime file - spiega - le abbiamo già spostate tre volte in un mese. Qui è impossibile programmare qualunque cosa. E il gradino è un pericolo per bambini e anziani».  La protesta. Intanto i balneari "ribelli", cioè il gruppo che si è distaccato dall'associazione Riviera Apuana ieri ha organizzato una riunione per contestare gli interventi anti-erosione. «Non sono stati fatti abbastanza test - spiega uno dei contestatori - e poi si è lavorato troppo lentamente. Così il mare ha potuto mangiarsi la spiaggia indisturbato». Il gruppo di balneari sta preparando un esposto alla Procura. Per martedì è previsto un incontro con uno stafi di legali che li assisteranno.

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