Il Tirreno

Rifiuti, rischio aumenti per la Tarsu

Gabriele Dini
La sede di Erre Erre: la società è fondamentale per il ciclo dei rifiuti nella provincia apuana. A sinistra, il municipio di Massa: la crisi dei rifiuti rischia di far aumentare i costi
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La sede di Erre Erre: la società è fondamentale per il ciclo dei rifiuti nella provincia apuana. A sinistra, il municipio di Massa: la crisi dei rifiuti rischia di far aumentare i costi

Per salvare Cermec i Comuni potrebbero dover versare tariffe più alte del 20%

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 MASSA. Per salvare il Cermec qualcosa deve cambiare. Al più presto. Anche perché se le cose restassero come sono il bilancio 2011 si chiuderebbe con oltre 1.700.000 euro di deficit: e il rischio è quello del fallimento. Per sanare i conti l'ipotesi più probabile al momento è che i Comuni - dopo la ricapitalizzazione da 10 milioni - siano costretti a pagare tariffe più elevate per conferire la spazzatura.  Il rischio è che alla fine, per trovare questi soldi, i sindaci si vedano costretti ad aumentare la Tarsu. I dati emergono dalla relazione sul bilancio previsionale per gli anni 2011-2013, un documento riassuntivo che accompagna le oltre 280 pagine del piano industriale presentato in questi giorni da Cermec ai sindaci di massa e Carrara e alla Provincia (i tre azionisti della società dei rifiuti).  Conti in rosso. Dalla relazione emerge innanzitutto una situazione preoccupante. Se tutto continuasse come adesso il bilancio 2011 del Cermec si chiuderebbe con un deficit di molto superire al milione e mezzo di euro (esattamente 1.768.423). E lo stesso accadrebbe nel 2012 e nel 2013. In tre anni si perderebbero così quasi 5 milioni che andrebbero ad alimentare il buco ereditato dalle precedenti gestioni. Nel 2011 il valore delle produzione dovrebbe assestarsi sui 12.756.628 euro. Ma i costi (ottenuti sommando voci come i costi del personale, quelli amministrativi, di gestione dei macchinari e degli automezzi) già di per sé superano questa cifra arrivando a 12.880.051 euro.  Se poi a questi costi si aggiungono gli interessi passivi dovuti, per esempio, alle banche per mutui sui materiali e i macchinari acquistati, ci si ritrova davanti al pesante passivo cui si accennava sopra. In parole povere: il Cermec spende più di quello che riesce a guadagnare. La causa principale è quella ripetuta da tutti, sindacati in primis: la quantità di rifiuti trattata - circa 70mila tonnellate all'anno - non è sufficiente a far quadrare i conti (almeno con le tariffe attualmente praticate).  Tariffe più alte. I tecnici ingaggiati dall'azienda hanno così presentato delle proiezioni per cercar di far rientrare il deficit. Come si evince dalla relazione la prima ipotesi sul tavolo (quella teoricamente più semplice da applicare, ma anche più difficile da digerire per i cittadini) riguarda l'aumento della tariffa pagata dai comuni al Cermec per il trattamento dei rifiuti. Attualmente, infatti, i comuni di Massa e Carrara pagano all'azienda di via Dorsale circa 142 euro a tonnellata di rifiuti, cifra che non basta a portare in pari il bilancio.  L'ipotesi in discussione al momento prevede un aumento del 20% della tariffa che passerebbe a circa 175 euro a tonnellata. Un enorme aggravio dei costi da sostenere per le amministrazioni comunali di Massa e carrara, visto che ogni anno il Cermec tratta circa 70.000 tonnellate di rifiuti.  L'aumento farebbe chiudere il bilancio 2011 con un deficit dimezzato, circa 805mila euro. Ma nel 2012 porterebbe già ad un utile di 825mila euro.  Ma i sindaci sarebbero disposti ad affrontare questo sacrificio economico? Ed eventualmente, dove troverebbero il denaro necessario? L'argomento è ancora tabù: ma il rischio è un aumento della Tarsu.  L'alternativa. L'altra via per arrivare a salvare il bilancio di Cermec passa dall'aumento della quantità di rifiuti trattati dal Cermec. L'ipotesi prevede di arrivare a 100 mila tonnellate all'anno, facendo arrivare in via dorsale i rifiuti della Lunigiana e parte di quelli della provincia di La Spezia. I maggiori introiti ottenuti in questo modo compenserebbero i costi di produzione. In questo modo il bilancio 2011 si chiuderebbe comunque con un passivo da 680mila euro. Ma dal 2012 apparirebbe il segno più, con un utile da 8 21mila euro. Per arrivare a questo servirebbe però arrivare ad un accordo con i comuni della Lunigiana e trovare una soluzione per la ditta Costa che al momento si occupa di smaltimento dei rifiuti per quella fetta del territorio apuano.

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