La protesta
Erosione, 40 balneari contro i lavori
Chiara Sillicani
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SCALINO. Erosione a Partaccia. Ieri il mare ha causato effetti simili a Ronchi Pronti a lasciare l'associazione e presentare un esposto in Procura
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MARINA DI MASSA. Una spaccatura profonda divide il fronte dei balneari. Le mareggiate continuano a portarsi via sabbia e dentro Riviera Apuana si delineano due fronti contrapposti: 40 soci - anche se sul numero la battaglia è aperta - (vedi articolo sotto) dichiarano guerra ai lavori antierosione. Sono pronti - garantiscono - a lasciare l'associazione e presentare un esposto in Procura proprio sulla realizzazione dell'intervento. E non si fermano qui: riaprono anche il capitolo Ici e accatastamento. Dure critiche ai lavori antierosione. A capitanarli c'è Emanuele Panconi, per anni presidente dell'associazione, da cui è uscito definitivamente un anno fa. Con lui un gruppo di balneari convinti che i lavori antierosione (in realtà non ancora conclusi) non abbiamo sortito alcun effetto e che anche l'associazione sia chiamata a riflettere sulle sue eventuali responsabilità. Nel mirino i geotubi: «Sono troppi lontani l'uno dall'altro - sostengono - permettono al libeccio di entrare nelle vasche che disegnano e, di conseguenza, la sabbia se ne va». Nè li rasserenano le parole di Fabrizio Magnani, assessore provinciale alla difesa del suolo, che parla di 10 metri di arenile strappati al mare. Magnani punta anche su un secondo argomento: i geotubi - chiarisce - non possono fermare le mareggiate, ma evitano che la sabbia prenda il largo. E, a conferma della tesi, invita massesi e turisti a farsi un bagno per scoprire che ci sono grandi secche. Insomma - questo il concetto - la sabbia c'è. Ma i dissidenti di Riviera Apuana sono così convinti delle loro posizioni che si dicono pronti ad ingaggiare una battaglia legale e a presentare un esposto in Procura per far luce proprio sull'intervento antierosione. Si danno un termine ultimo: «Aspettiamo che cessi la mareggiata, valuteremo gli effetti e ci muoveremo di conseguenza». No all'accatastamento. E non si fermano qui perché riaprono anche un capitolo che pareva definitivamente chiuso, quello sull'Ici e l'iscrizione dei bagni al catasto. Contestano in particolare un documento in cui - dicono loro - sarebbe stato tradotto l'accordo con il Comune. Accordo in base a cui i balneari avrebbero accettato l'accatastamento e pagato l'Ici e, in cambio, avrebbero ricevuto sconti e decurtazioni sugli interessi dovuti a Palazzo civico. Bene su quell'atto - questo l'oggetto della contestazione - sarebbe scritto a chiare lettere che l'accatastamento lo hanno richiesto proprio loro, i balneari. Inaccetabile per i 40 dissidenti che, tra l'altro, considerano l'iscrizione un rischio, un primo passo verso l'incameramento nei beni demaniali. Ieri, per chiarire la questione, hanno incontrato la dirigente comunale alle Finanze per trovare la quadra. E mentre l'estate avanza, (anche se il litorale non è ancora in piena forma) i balneari sperimentano la spaccatura. Debolezza in un momento in cui l'unione farebbe davvero la forza.
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