Il dolore
«L'asbestosi è probabile ma non è certa»
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In tribunale continuano le udienze sulle morti per amianto Al processo sulle morti al Nuovo Pignone parlano i medici
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MASSA. Al processo per le morti d'amianto al Nuovo Pignone parlano i medici. I camici bianchi sono stati interrogati dal pubbico ministero Rossella Soffio e dal giudice Ermanno De Mattia sulle perizie effettuate sugli operai deceduti per asbestosi dopo aver passato decenni a contatto con l'eternit in quello stabilimento. I medici hanno detto che la patologia con un'alta probabilità è stata provocata dall'eternit respirato durante le lavorazioni, ma che non possono dirlo con certezza al cento per cento perché gli operai nel frattempo sono deceduti e mancano degli esami che potrebbero cancellare ogni dubbio rimasto. Insomma, esistono delle possibilità che la patologia sia stata provocata da altro. «Anche se pochi, casi di asbestosi che non dipendono dall'eternit in letteratura esistono». Il pm Soffio sostiene che le tute blu si sono rovinate la salute perché nessuno gli ha detto che era nocivo lavorare senza protezioni in quegli ambienti, le difese invece dicono che erano gli operai - pur sapendolo - a non proteggersi come era stato detto loro. Nelle passate udienze hanno parlato anche i diretti interessati, gli operai. E il loro racconto per certi versi era stato drammatico perché non è stato semplice ricordare quegli anni per gli ex operai del Pignone, che per quel lavoro hanno perso la salute. A rappresentarli è l'avvocato Nicoletta Cervia. Un operai nella scorsa udienza, che quando era giovane era nel consiglio di fabbrica, si era contraddetto più volte facendo innervosire il pubblico ministero che gli aveva dovuto contestare le dichiarazioni spontanee rilasciate nel 2009.
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