Sicurezza
Il buco dellAsl. Famiglie allarmate: aspettiamo da giorni, così non si va avanti, siamo preoccupati
Pazienti psichiatrici senza medicine
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PSICHIATRIA. Il Centro di igiene mentale in via Marina Vecchia e, sotto, un reparto ospedaliero Al centro di igiene mentale mancano i farmaci da consegnare ai malati
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MASSA. La voragine nei conti dell'Asl ha i suoi effetti, una bufera che si abbatte sull'azienda. E lascia segni. Sicuramente ne ha lasciati al centro di igiene mentale (il Cim) che ora fa i conti con i tagli. Non solo carta ridotta al minimo e puntine per spillatrici centellinate. Adesso - metafora a parte - ad arrivare con il contagocce sono anche i farmaci. Parlano pazienti e dipendenti. Ci sono pazienti - raccontano i loro familiari - che aspettano la terapia, prescitta dal medico, da giorni. Maria (il nome è di fantasia) deve fare una puntura ogni 15 giorni, le due settimane sono trascorse, ma il farmaco non è ancora disponibile. E sua sorella è preoccupata, per la salute della parente e per la serenità di tutta la famiglia. Al centro di igiene mentale, due dipendenti ammettono che le difficoltà ci sono eccome: «Se aprissimo l'armadio in cui conserviamo i farmaci, sarebbe evidente che facciamo i conti con i problemi, ci sono persone che ci contattano da giorni - raccontano - ma i medicinali non sono ancora disponibili. Facciamo il possibile - continuano - chiamiamo la farmacia dell'ospedale continuamente». Mancano le medicine di "base", ma anche quelle per i pazienti più gravi, medicinali - fiale soprattutto - a lungo rilascio il cui effetto si protrae per giorni. Un dipendente arriva con una scatolina in mano (mentre parliamo con i colleghi) e si lascia andare a poche parole: «Questa è l'ultima, speriamo ne arrivino delle altre». È vero che un'alternativa c'è: è la prescrizione del medico di base. Ma le cose non sono semplici - ci spiegano - perché serve un piano terapeutico, steso dallo specialista, in base al quale il dottore di famiglia possa prescivere il farmaco». C'è poi un altro fattore: i pazienti sono abituati a ritirare i medicinali al centro di igiene mentale che in questo modo, tra le altre cose, ne verifica l'utilizzo. Può cioè monitorare il paziente evitando eventuali abusi. Anche la sorella di Maria conferma le difficoltà: «Da anni le medicine ci vengono consegnate al centro di igiene mentale, ora sono spaesata e timorosa. I ritardi nella consegna mi sembrano una cosa gravissima, inammissibile». Una miriade di problemi. E quello dei farmaci non è l'unico problema - seppur il più grave - con cui il Cim deve fare i conti. L'unità funzionale di psichiatria, di cui fa parte, non ha un dirigente (quello che noi continuiamo a chiamare primario). Per non parlare del parcheggio ridotto perché nell'area antistante la Provincia ha realizzato una struttura in legno (mai terminata e inutilizzata). E ormai da tempo (ben prima dello scandalo) non esistono più neppure i laboratori riabilitativi, dal teatro alla falegnameria, dalla palestra, alla cucina. «Permettevano il recupero dei pazienti - raccontano i due dipendenti del centro - il loro inserimento sociale e alleggerivano le famiglie. Sono stati sospesi e se il motivo è economico, beh, allora si tratta di un grande errore perché un paziente psichiatrico, se non è affiancato in un percorso di recupero, rischia di riammalarsi, allora sì che, con i ricoveri, i prezzi lievitano». Tutto è lasciato alla coscienza di chi, tra mille difficoltà, continua a lavorare con correttezza, dalla parte del paziente. E adesso chiede attenzione e - prima di ogni cosa- medicinali. C.S.
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