Il Tirreno

Marciano in 250 per dire no alla bestemmia

Fabrizio Palagi
Marciano in 250 per dire no alla bestemmia

Grande partecipazione alla tradizionale iniziativa di don Beppino Cò

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 ZERI. Don Beppino Cò ha vinto ancora. Anzi, stavolta ha addirittura dato simbolicamente fuoco alla bara della "Vedova Satanin", alias Madama Bestemmia, da lui sempre combattuta. Un funerale quasi in piena regola, quello "celebrato" nel frescura del Passo Due Santi, di fronte a oltre 250, per nulla rattristiti, compartecipanti alle esequie.  Poi il colpo a sorpresa: la bara, colma di petardi e mortaretti, nella quale era sistemato un manichino con addosso un pigiama («era mio ma ormai non mi stava più» ha detto il battagliero parroco), è stata data alle fiamme, con relativi botti che, di funesto, non avevano proprio a che fare.  Questa la conclusione di una giornata epica, la 9ª della serie, per chi, come don Beppino, dice no alla blasfemia, certe volte addirittura usata come intercalare.  Ieri mattina, di buon'ora, i partecipanti alla marcia si sono ritrovati a Patigno, poi, dopo una veloce colazione al volo, partenza per coprire gli otto chilometri in ripida salita che portano al Passo. A metà percorso, breve pausa per ritemprare le membra e poi via di nuovo, verso il piazzale dove è stata poi celebrata la messa all'aperto.  «Sono contento di come sta rispondendo la gente - ha commentato don Beppino Cò - dato che ogni anno aumenta il numero di coloro i quali sfidano clima e fatica per marciare assieme a me e quindi porre un argine alla blasfemia dilagante, spesso anche tra i più giovani».  I partecipanti alla marcia indossavano una bandana con impresso il numero 9, appunto quello relativo alle edizioni dell'iniziativa, oltrechè sventolare una bandierina blu.  Tutti rigorosamente con lo zaino in spalla e borraccia al seguito. E alla fine dei "funerali", pranzo collettivo, logicamente a spese proprie. A proposito: il numero dei partecipanti è stato tanto superiore alle aspettative che gli organizzatori hanno dovuto scendere a Patigno per raccogliere altre provviste dato che quelle portate in precedenza al Passo, erano insufficienti.

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