Il dolore
In uno (all’interno di un complesso residence) abita una famiglia, l’altro è affidato ai servizi sociali
I beni della mafia ai senza casa
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VICESINDACO. Sopra Martina Nardi e accanto Bondano dove è stato confiscato un appartamentoIl Comune ha assegnato due appartamenti confiscati a Ronchi e Bondano
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MASSA. La cosa ha sapore dantesco, ricorda davvero la pena del contrappasso: tu sei riuscito a racimolare soldi in modo losco e con quei soldi hai acquistato una casa? Bene, - ecco il contrappasso - quell'appartamento passa nelle mani di chi ne saprà fare buon uso. E il tramite per quel passaggio è la confisca. Così,il comune di Massa è diventato "proprietario" di due appartamenti: uno, più piccolo in via Pandolfino,a Ronchi, con tanto di box, dettaglio non da poco in una strada in cui scarseggiano i parcheggi; un altro, più ampio, al Bondano, in un complesso residenziale. Dalle inchieste alla confische. Ma com'è che quei beni arrivano al patrimonio del Comune? Gli inquirenti portano avanti indagini complesse sulla criminalità organizzata e quando - e se - arrivano le condanne, non scattano solo gli arresti, ma anche la confisca dei beni acquistati con soldi "sporchi". Ovunque siano quei beni. Così se i condannati si sono comprati una casetta (o magari una villa) in una località di vacanza, devono dirle addio, una volta per tutte. E - contrappasso dei contrappassi - magari lì va a vivere chi lavora onestamente, ma di soldi in tasca ne ha davvero pochi. È successo così anche a Massa. Due i beni confiscati. Il Comune è diventato "proprietario" di due appartamenti proprio a seguito di provvedimenti di confisca. A gestire i beni in realtà è un'apposita Agenzia nazionale che li mette, chiaramente, a disposizione degli enti locali, per fini esclusivamente sociali. A chiarire come funziona la cosa è il vicesindaco Martina Nardi: «L'appartamento nel complesso residence di Bondano, un paio di anni fa, è stato affidato dall'amministrazione ad una famiglia che ne aveva bisogno, l'altro, invece, è stato assegnato ai servizi sociali». La confisca, per quell'immobile, ha fatto seguito ad un'indagine che aveva solo marginalemente coinvolto il nostro territorio. «L'appartamento in via Pandolfino - prosegue il vicesindaco - è nella nostra disponibilità da circa un anno e mezzo. Abbiamo avuto difficoltà perché all'interno si trovavano mobili che non erano oggetto di confisca». Qualche problemino burocratico perché quei mobili dovevano essere, in qualche modo, riassegnati al legittimo proprietario, parente di chi ha subito la confisca, ma in alcun modo toccato da provvedimenti a suo carico. Solo qualche difficoltà, già superata però perché adesso quell'immobile a Ronchi è stato assegnato: il Comune lo ha consegnato nelle mani dei servizi sociali che valuteranno l'utilizzo più idoneo. Un concetto è chiaro: quei beni devono avere, appunto, finalità sociali, rispondere alle difficoltà e alle emergenze del territorio. Abitativa in primis.
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