Sicurezza
Posti a ruba fra le badanti
Cinzia Carpita
E ora sono le italiane disoccupate a fare concorrenza alle straniere
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CARRARA. L'esercito delle badanti, per lo più straniere. Ma ora nel "mercato" entrano sempre più anche le italiane, donne rimaste senza lavoro o che decidono di arrotondare lo stipedio di mariti cassintegrati. La richiesta delle famiglie è sempre alta, ma si sta anche delineando un nuovo femomeno legato alla crisi economica: licenziamenti dovuti al fatto che chi ha assunto una persona per assistere un anziano in casa, non ce la fa più a pagarla. Tuttavia un dato è certo: il lavoro in questo settore appare un solido rifugio occupazionale. Tanto che nella nostra provincia, anche gli uomini, tra quelli che hanno perso il lavoro (in fabbrica o in altri comparti), si offrono come badanti. Anche se sono ancora una minoranza. Da donne delle pulizie a badanti. Ababei Vasile Mihai, presidente della comunità rumena Daciada, dice che le badanti fisse, cioè assunte per assistere anziani o malati 24 ore su 24 e ospitate in casa con vitto e alloggio, sono per lo più rumene, bulgare, polacche, mentre le italiane "fisse" sono di meno. «Le badanti fisse assunte a norma di legge percepiscono 860 euro mensili tutto compreso, e hanno diritto a 2 ore di pausa al giorno, e a un giorno e mezzo la settimana libero. A Carrara si usa il giovedì pomeriggio e tutta la dopmenica. La comunità rumena conta 2.500 persone all'anagrafe, di cui 1.300 donne. Non tutte fanno le badanti, ma tendono sempre più a scegliere questo lavoro rispetto all'orientamento del passato che riguardava le pulizie nelle case. C'è anche da dire che ci sono imprese di pulizie che hanno chiuso l'attività e quindi le donne rimaste disoccupate si offrono come badanti, fisse oppure a ore. C'è lavoro, - dice Mihai - mi chiamano tutti i giorni donne che vorrebbero fare la badanti». C'è anche l'aspetto negativo: «Negli ultimi tempi diverse famiglie sono tornate in Romania, per mancanza di lavoro in questa provincia. Dall'inizio della vertenza del cantiere navale, sono rimpatriati almeno 50 nuclei dove c'erano uomini dipendenti di ditte che lavoravano per Nca. Le donne singol, magari rimangono, fanno corsi di qualifica per assistenti, per avere una paga maggiore». C'è anche il tourn-over. Alla Camera del lavoro Cgil, Saverio Corsetti del Caaf, dice che «da un anno molte donne italiane si offrono come badanti, e stanno aumentando le richieste delle famiglie per l'assistenza, forse anche perché diminuisce il lavoro in nero, e c'è da parte delle badanti maggiore richiesta di essere regolarizzate, per godere dell'assistenza sanitaria (potendo dimostrare di avere un regolare rapporto di lavoro). Inoltre i contributi versati possono essere dedotti dal reddito: come in passato, ma oggi c'è maggiore consapevolezza delle leggi da parte delle famiglie, che hanno compreso che è meglio restare nella legalità». Una badante fissa fa un orario medio di 25 ore settimanali, che si legano all'aliquota contributiva più bassa. «Qui al Caaf - dice Corsetti - si rivolgono molte rumene, ma arrivano anche italiane che non trovano altri lavori e che diventano aspiranti badanti. Però ci sono anche famiglie che non possono più permettersi di mantenere le assistenti agli anziani, e così le licenziano. Negli ultimi due mesi abbiano come sindacato registrato circa 15 licenziamenti a Carrara, alcuni anche per questo problema. Negli altri casi è perché l'assistito è deceduto». Ma la richiesta resta elevata, tanto che, dice Corsetti, c'è anche il torun-over: le famiglie possono cambiare la badante che non le soddisfa. Quando c'era più lavoro sommerso, venivano sopportate le conflittualità, e il ricambio era minore». I badanti. «Abbiamo anche un paio di casi di uomini badanti. - spiega Corsetti - Avevano perso il alvoro, e hanno più di 50 anni. Uno è stato assunto come colf, e assiste anche un anziano, l'altro assiste un congiunto: la famiglia anziché prendere una badante esterna ha scelto di aiutare il parente che così può accumulare i contributi che lo separano dalla pensione». Un trend che viene confermato anche da Andrea Nicolai dell'ufficio vertenze Uil. «Ma è un fenomeno ancora scarso». Conferma anche che per quanto riguarda le donne, il terreno è più delle straniere, «anche perché, facendo le badanti fisse, hanno anche una casa». Vertenze, rivendicazioni e furbetti. Laura Tenerani dell'ufficio vertenze Cgil, afferma che «le vertenze riguardano badanti che vengono assunte con contratti che non rispecchiano i termini lavorativi. A fine contratto, si presentano da noi, e facciamo i conteggi del trattamento di fine rapporto, e delle tredicesime. Ma soprattutto vengono rivendicate le 2 ore di pausa giornalere non godute. In genere i contenziosi li risolviemo in sede sindacale, è difficile che finiscano davanti a un giudice. E forse - quasto è il sospetto - qualche badante ci "gioca" sulle 2 ore di pausa dicendo che non le ha godute, e fa la furbetta. Ma, ripeto, poche cause finiscono al tribunale del lavoro. Siamo arrivati a calcolare anche 25mila euro come presunto mancato pagamento accumulato in diversi anni da parte di famiglie, ma nella trattativa sindacale non si arriva mai a concludere su queste cifre. In provincia curiamo una settantina di vertenze l'anno, un trend stabile».
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