Il dolore
Quei colpi sparati per uccidere
Gabriele Dini
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I carabinieri eseguono i rilievi sul luogo della sparatoria in via Pradaccio: sul caso continuano le indagini A far fuoco sarebbero stati degli italiani. Perquisita la casa dei feriti
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MASSA. A sparare sarebbero stati degli italiani. E quei colpi mirati al torace avrebbero anche potuto uccidere. Resta fitto il mistero sulla sparatoria avvenuta domenica in via Pradaccio, una strada di campagna nell'immediata periferia di Massa. La chiave degli enigmi potrebbe viaggiare a bordo della Punto bianca sparita dopo il fatto e non ancora ritrovata nonostante le ricerche a tappeto. Il racconto dei due feriti - due tunisini di 46 e 23 anni - nella sparatoria di via Pradaccio è al vaglio degli inquirenti. Ma secondo gli investigatori qualcosa non torna nella ricostruzione fatta dai nordafricani ricoverati all'ospedale Versilia (e poi dimessi) dopo essere stati colpiti da alcuni colpi di pistola. I carabinieri di Massa, con il supporto della squadra mobile, sono sulle tracce della Fiat Punto bianca su cui sono scappati i responsabili della sparatoria. Ma ancora l'auto non è stata trovata. I due tunisini hanno detto agli inquirenti di aver riconosciuto due italiani. Ma i due, impauriti per l'accaduto, potrebbero anche cercare di depistare le indagini. I due avrebbero infatti conosciuto bene i loro aggressori. Intanto sembra che l'inseguimento tra l'auto e lo scooter non sia mai avvenuto, almeno nei termini in cui è stato raccontato dai feriti all'inizio della vicenda. Agli occhi degli investigatori sembra infatti più probabile che i tunisini - che non hanno saputo spiegare con precisione il motivo della loro presenza a Massa - potessero trovarsi in via Pradaccio per un appuntamento. E che la sparatoria sia avvenuta dopo un litigio con gli occupanti della macchina che poi sarebbero fuggiti (andando anche a sbattere contro una recinzione). Quando sono partiti i colpi - secondo i primi riscontri - i litiganti si sarebbero trovati di fronte e non inuna situazione compatibile con una sparatoria in corsa. Secondo gli investigatori la sparatoria potrebbe essere legata a questioni legate al traffico di droga. Non hanno aiutato a chiarire questo sospetto, però, gli accertamenti fatti in casa del più anziano dei feriti. L'uomo che ha 46 anni ed è residente a Val di Castello, un paesino della Versilia nel comune di Pietrasanta, è risultato regolare e incensurato. Il nordafricano ha moglie e due figli e di di professione fa il muratore. Interrogato, avrebbe confermato che il ragazzo di 23 anni senza documenti (e quindi irregolare) sarebbe suo nipote. Gli inquirenti hanno perquisito l'abitazione dell'uomo ma non avrebbero trovato nulla di sospetto. I colpi, sempre secondo gli inquirenti, sarebbero stati sparati per uccidere, visto che non hanno mirato alle gambe ma molto vicino al cuore. Sembra quindi implausibile l'ipotesi del litigio di cui hanno parlato i tunisini.
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