Sicurezza
«Pagherò ma lasciate casa a mia figlia»
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La casa popolare dove vive la famiglia Governatori La donna sfrattata dall'alloggio popolare replica al sindaco
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TRESANA. Non si placa la querelle tra Maria Grazia Governatori e il Comune circa l'appartamento popolare che la donna entro oggi dovrà lasciare essendo stata sfrattata. La Governatori ribatte al sindaco Oriano Valenti: «All'indomani dell'abbandono di mio marito dell'alloggio - scrive Governatori - chiesi più volte al sindaco di regolarizzare il contratto intestando a me l'affitto. N volle mai farlo, perché non aveva alcuna volontà di risolvere la situazione e evidentemente non gli importava dei problemi di salute di mia figlia. C'era e c'è l'intenzione, da parte mia, di riprendere il rapporto e di pagare, come giusto, un equo affitto, ma io non mi posso accollare un debito che non è il mio, come egli chiede. Il debito è stato contratto dal mio ex marito e di questo io e le mie figlie paghiamo le conseguenze economiche e morali. Chiedere a noi di sanare una mancanza di cui non siamo colpevoli, significa chiederci di pagare per colpe non nostre, metterci in ginocchio e cacciarci, perché, con 600 euro mensili e due figlie a carico, 38mila euro sono una cifra colossale da pagare». Qui la Governatori sostiene che «nel rispetto delle norme vigenti, è possibile procedere ad assegnazioni temporanee anche e soprattutto in caso di particolare bisogno: come quello di mia figlia, trapiantata di fegato. Queste assegnazioni so per certo sono già poste in essere nel nostro Comune e il fatto che non sono o non siamo nelle grazie di alcuno, non è un motivo valido per non concedercene. Inoltre non è affatto vero che non risiedo nell'alloggio popolare: se lavoro in un'altra città e nelle ore diurne manco è perché ho bisogno di lavorare per mantenere la mia famiglia». Insomma, Maria Grazia Governatori dichiara che «non la uso questa casa per le vacanze, perché non mi posso permettere vacanze, a differenza di altri affittuari». E così conclude «Mia figlia, invalida, è maggiorenne e ha pieno e prioritario diritto a presentare domanda per l'assegnazione. Spero che, una volta presentata l'esigenza, non sia, come lo sono stata io, vittima di scelte ingiuste e penalizzanti». M.L.
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