Proteste
Querelle a Tresana. Ha due figlie di cui una invalida. Deve andarsene entro martedì
In lite una donna e il Comune
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Ledificio di Tresana che ospita lalloggio popolare occupato dalla famiglia sfrattata a destra il sindaco Oriano Valenti Sfrattata dalla casa popolare: ma l'ente difende la decisione
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TRESANA. La donna, madre di due figlie di cui una invalida e l'altra minorenne, deve lasciare l'appartamento Erp entro martedì, a causa dello sfratto: Maria Grazia Governatori si dichiara disperata e chiede aiuto, ma il sindaco, Oriano Valenti, come si può leggere qui sotto, contesta fermamente queste ragioni parlando di morosità della cittadina. Maria Grazia Governatori e le sue figlie di 18 (invalida al 100%) e 13 anni, entro martedi dovranno lasciare l'abitazione popolare nei pressi della frazione di Corneda, a causa dello sfratto imposto perché dagli atti in possesso all'Erp, ente proprietario dell'immobile, l'alloggio risulta essere occupato senza averne titolo. Un caso già salito alle cronache nello scorso febbraio, quando lo stesso sindaco Valenti intervenne pubblicamente per denunciare, affermava, la morosità dei residenti nell'alloggio popolare in precedenza assegnato al marito di Maria Grazia Governatori, Francesco Scuderi, poi separatosi dalla donna. La Governatori, tramite una lettera aperta, chiede aiuto per le lei e le due giovani figlie. «La mia vicenda - scrive Maria Grazia Governatori - è originata dalla mancanza di volontà, da parte dell'amministrazione comunale, di risolvere le difficoltà che sono all'origine dello sfratto notificato dal Tribunale. L'alloggio infatti ci venne assegnato proprio per le necessità di salute della mia figlia maggiore, trapiantata di fegato. In assenza di un contratto, non stipulato, ma non per causa mia non essendo io all'epoca il capofamiglia, oggi l'Erp rinnova lo sfratto a mio marito, da cui sono separata, perché egli risulta occupante senza titolo. Il sindaco Oriano Valenti conosce da tempo questa situazione e io l'ho implorato di risolverla: per farlo sarebbe bastato pochissimo, ovvero il passaggio della casa da mio marito a me o mia figlia, ora maggiorenne. La preghiera non è stata in alcun modo ascoltata e ora si tenta di allontanarci forzatamente, nonostante anche i certificati medici attestino che lo stato di salute di mia figlia non sia buono. A ciò si aggiunge la difficoltà di trovare una sistemazione, cosa difficile con uno stipendio di 600 euro e che provocherebbe gravi conseguenze al già precario stato della ragazza». E qui l'appello: «Mi chiedo e chiedo al sindaco Valenti se possa immaginare cosa significhi attraversare tutto il dolore e le difficoltà che abbiamo passato noi; penso che un uomo delle istituzioni dovrebbe essere partecipe e sensibile a quello che succede ai suoi cittadini, a quelli che lo sostengono e a quelli che non lo sostengono. So che la tematica degli alloggi popolari è molto sentita in paese, ma non capisco perché solo con noi si usi il pugno duro. Io chiedo solo giustizia e una casa per le mie figlie». M.L.
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