Il Tirreno

Operai: i politici ci salvino dai licenziamenti

C.C.
Alcuni dei lavoratori in sciopero davanti ai cancelli del cantiere navale
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Alcuni dei lavoratori in sciopero davanti ai cancelli del cantiere navale

Sollecitano il tavolo istituzionale, temono che al primo piano-esuberi ne segua un altro

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 CARRARA. Cresce la paura della chiusura del cantiere navale. La paura che i tagli occupazionali messi adesso sul tavolo della direzione Nca, possano peggiorare con un'altra sforbiciata quando dovrà essere posta sulla bilancia la seconda nave Rfi. E senza un piano industriale, i sindacati non intendono fare alcun passo, se quello di cercare di bloccare l'iter dei licenziamenti.  Ieri gli operai hanno scioperato 8 ore contro il piano-esuberi dell'azienda, che entro la fine dell'anno vorrebbe 40 lavoratori disposti a lasciare il posto, altrimenti da gennaio attuerà la procedura di mobilità aperta per 55 esuberi.  Ieri davanti al cantiere c'era la rsu con un gruppo di operai. Più rabbia che presenze alla protesta. «Ma dentro il cantiere ci sono solo quelli della sicurezza», ha detto un rappresentante sindacale. Di fatto però il lavoro sulla nave Rfi non è ancora cominciato.  I lavoratori sono stremati dalla lunga vertenza che a singhiozzo da un paio di anni ha avvicinato e poi riallontanato Nca dal baratro. Il protocollo siglato dal ministero dello sviluppo economico e dalla "politica" locale, che aveva anche incrinato l'unità sindacale, ora scotta. Vi si parla di «incentivi all'esodo anticipato», e per i sindacati - tutte e tre le sigle di categoria - ciò avrebbe dovuto significare un percorso limitato agli esodi volontari. E ora chiedono un tavolo istituzionale con Comune, Regione e amministratore delegato di Nca, Luigi Mor.  «La politica ha detto Giovanni Di Maria, rsu Uilm - la responsabilità dell'accordo firmato». Il verbale di incontro, sottoscritto dalle segreterie Fim e Uilm (ma non dalla Fiom) ha messo i sindacati di fronte a un fatto che si è compiuto senza che potessero entrare nella trattativa politica: accettare l'ipotesi liquidazione o non avere la nave Rfi. Oggi la carta calata dall'azienda, con i 55 esuberi, non piace a nessuno, né alle segreterie di Fiom, Fim e Uilm che hanno unanimemente protestato; né all'intera rsu: anche Massimo Bianchi e Roberto Tonarelli della rsu Fim spiegano il loro disappunto. Ed Emanuele Peselli della rsu Fiom parla di «drammaticità della situazione. Ci viene proposto un doloroso percorso senza certezze per la salvaguardia futura del cantiere. A determinare gli esuberi dovrebbe essere un piano industriale. La propostra dell'azienda è inaccettabile, la situazione è nebulosa e il timore della liquidazione rimane. Tutto ciò non può ricadere sul sindacato e sui lavoratori». Marchi della rsu Fiom, sottoliena che la cassa integrazione straordinaria "per evento imprevisto e imprevedibile" che scatterà a fine maggio per un anno, «non deve prevedere esuberi». Ma il piano dei tagli c'è, la procedura è stata avviata dall'azienda.  «Vogliono poco personale come nei cantieri privati», dice qualcuno come per sottolineare un errore. Ma l'obiettivo (non sindacale) è chiaramente questo: consegnare a un privato, disposto a fare l'affare, uno stabilimento a minor costo fisso gravente sul bilancio, cioè con meno dipendenti.

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di Redazione web