Proteste
La difesa respinge laccusa di corruzione e si avvia a chiedere lassoluzione. La sentenza attesa per il 20 giugno
«Condannate Santacroce a 6 anni»
La richiesta del pubblico ministero Soffio dopo quattro ore di requisitoria
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MASSA. Il pubblico ministero Rossella Soffio dopo la sua requisitoria ha chiesto una condanna di sei anni (senza la riduzione di un terzo per il rito abbreviato sarebbero stati nove) per Prospero Santacroce, coinvolto nell'appaltopoli del carcere di Massa. La difesa dell'imprenditore invece terminerà la sua arringa nella prossima udienza il 20 giugno, ma è orientata a chiedere l'assoluzione. Due gli avvocati di Santacroce. Il primo a parlare ieri pomeriggio è stato Enrico Panetta, poi toccherà a Paolo Bonini. Panetta, in tre ore, ha contestato i capi di imputazione che parlano di corruzione, dicendo che il suo assistito era quasi costretto a dare dei soldi dall'ex direttore Salvatore Iodice: «Concusso, non corruttore - ha detto il legale -. Dalle telefonate non si sente mai l'accettazione, ma sembra un tentativo di prendere tempo. E i soldi dati sono davvero pochi (circa 1.500 euro)». Bonini invece si concentrerà sulle accuse di truffa e falso. Ancora non ci sono le richieste degli avvocati, ma l'impressione è che chiedano l'assoluzione del loro assistito. Di parere opposto il pm. La requisitoria del pubblico ministero è stata lunga, ma ricca di particolari e decisamente dettagliata. Il sostituto procuratore Soffio ha trascorso quattro ore a leggere pagine, a scandagliare la ventina di capi di imputazione che incombono su Santacroce. Ha fatto sentire telefonate, ha elencato tutte le volte che Salvatore Iodice, Salvatore Cantone e Andrea Tendola andavano a mangiare con l'imprenditore («giudice io mi limito soltanto ai mesi dove abbiamo pedinato l'imputato»). Poi ha preso un attimo di pausa e ha chiesto sei anni di reclusione, contestando come reato più grave quello relativo all'appalto più sostanzioso. Ai sei anni ne ha aggiunti altri tre contestando altre condotte di Santacrocfe e poi ne ha tolti altrettanti per il terzo di sconto dovuto al rito abbreviato. Totale 6. Un'arringa energica che ha impegnato il giudice Ermanno De Mattia che ha seguito punto per punto, annotando e sottolineando i punti che riteneva da approfondire. Soffio nella sua descrizione del giro che esisteva nel carcere non ha tralasciato nulla. Ha elencato gli appalti che sono stati contestati: il pozzo, le porte antincendio. Ha letto i documenti che l'organo di controllo inviava a Iodice: «Ma quanto costano i condizionatori a Massa? - chiedeva Giuseppe Costabile, il dirigente che ha dato il via all'inchiesta mettendo in dubbio il restyling della casa circondariale -. Mi sembrano siano i più cari di Italia». Non solo. Costabile verificando gli appalti per opere di natura elettrica fa notare al direttore una cosa: «La spesa per gli impianti elettrici nelle strutture di Massa e Pontremoli e decisamente più alta che nel resto della Toscana, potete spiegarmi il perché?». C'è poi la somma urgenza, che il pm ha contestato sempre e con forza: «I lavori venivano assegnati sempre a Santacroce e sempre con la somma urgenza, nonostante da Firenze avessero detto di rivalutare il rapporto con l'azienda di Santacroce».
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