Sicurezza
Attacco agli avvocati comunali
Barbara Monaco
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Lavvocato Marina Vannucci e un tribunale Udc, Pdl e Destra insieme: «Prendono troppi soldi, non è giusto»
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CARRARA. La crisi miete le sue vittime e i pochi euro che restano nelle casse comunali si spaccano in quattro. Ma così non è per tutti, perché l'Amministrazione carrarese, quando si tratta di ricorrere al tribunale, non baderebbe a spese, e neppure la sua avvocatura. Un vero e proprio business quello dell'avvocatura comunale: tra Amministrazione comunale e società partecipate le spese ammonterebbero a circa un milione di euro. Questa una denuncia che non porta la bandiera di un solo partito ma è tanto trasversale da unire La Destra e l'Udc, come già successe per il dibattuto caso di Apuafarma, ed anche del Pdl di Lanmarco Laquidara che con Gianni Musetti ed Andrea Vinchesi ha indetto la conferenza stampa di ieri mattina in Sala di Rappresentanza. A fronte di bilanci sempre più risicati il comune di Carrara sarebbe riuscito a spendere, solo per il 2010, ben 65 mila euro per i compensi dell'avvocatura interna. «Questo perché, a causa della delibera di Giunta numero 53 del 18 febbraio 2010 - afferma da La Destra Gianni Musetti - quando il Comune risulta soccombente il rimborso di danni e spese legali alla controparte è fatto tramite le casse comunali, mentre in caso di vincita anche con compensazione di spese e anche in caso di vincita parziale, le somme ottenute dalla controparte a titolo di rimborso spese legali sono interamente devolute ai componenti dell'ufficio legale comunale». Ciò spiegherebbe, secondo i consiglieri Andrea Vinchesi, Lanmarco Laquidara e Gianni Musetti, perché la "passione" dell'Amministrazione carrarese per le liti temerarie, con cause che perderebbe nel 70% dei casi. «È chiaro che, se l'ufficio legale ha sempre da guadagnare e mai da perdere - sottolinea Musetti - ha sempre convenienza nell'intentare una causa, comunque essa vada". E questo sarebbe palese di fronte al contenzioso apertosi con Apuafarma, come sottolinea Laquidara, quando lo stesso dirigente Cristiano Boldrini si trovò in disaccordo con la stessa avvocatura interna, che sosteneva la bontà dell'operato della società partecipata. Proprio questo tema, quello delle partecipate, risulterebbe doppiamente scottante: queste verrebbero patrocinate infatti dei medesimi legali che patrocinano il Comune, producendo in questo modo una sorta di lobby, una cerchia troppo ristretta e chiamata a salvaguardare interessi che potrebbero trovarsi in contraddizione. Questo sottolinea Laquidara, chiedendo «maggiore chiarezza e maggiori regole per mettere un freno alla discrezionalità imperante». «Una cerchia troppo ristretta certo», questo tiene a sottolineare Vinchesi evidenziando il gran numero di giovani avvocati in Provincia, «troppi incarichi nelle mani di pochi non creano ricchezza e non garantiscono neppure trasparenza: quella stessa trasparenza che si dovrebbe richiedere alla politica. In periodo di crisi poi - conclude - ancor più fondamentale risulta la spartizione delle poche ricchezze esistenti tra un numero il più ampio possibile di soggetti». Ma le posizioni espresse ieri non hanno trovato d'accordo la stessa avvocatura. Il legale comunale Marina Vannucci, oltre a dirsi amareggiata ha affermato: «Spero che i consiglieri siano pronti ad assumersi la responsabilità di ciò che stanno dicendo. Il nostro compenso è regolato dal contratto collettivo nazionale del 2000 che, tra l'altro, a Carrara è stato applicato solo nel 2005: riceviamo uno stipendio fisso ed il minimo tariffario per le cause vinte. Prima di organizzare una conferenza stampa - conclude l'avvocato - sarebbe opportuno conoscere a fondo la materia di cui si sta trattando».
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