Toscana
«Feti nel campo 22» Il medico legale Ratti racconta l'orrore
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Il medico legale Maurizio Ratti2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. «La mia professione mi porta a vedere delle cose che possono impressionare la gente comune. A me però non fanno alcun effetto. Quando, però, sono stato chiamato a fare da consulente per la procura nell'inchiesta sulle cremazioni del Mirteto devo dire che anche la mia sensibilità di uomo è stata toccata». A parlare è Maurizio Ratti, medico legale dell'Asl di Massa-Carrara. Il perito, nominato dal pm Federico Manotti durante l'operazione Amen e ieri chiamato a testimoniare, ha sottolineato il suo sconcerto - e quello della collega - quando di supporto ai carabinieri, che con la ruspa scavavano attorno al campo 22, ha visto spuntare feti umani: «Potevano avere una ventina di settimane. Erano i resti di aborti che dovevano essere smaltiti in altro modo, invece erano stati buttati via senza alcuna sensibilità». Ratti ha anche visto delle body bag con i cadaveri: «L'operaio di Euroservizi indicava ai militari dove scavare e bastava smuovere il terreno per vedere i resti saltare fuori». Ma le scoperte stile film dell'orrore non si sono fermate qui: «C'erano anche i resti di alcune amputazioni, come per esempio una gamba. Abbiamo scoperto che le persone che avevano subito gli interventi presentavano anche gravi patologie, come il diabete e per questo posso dire che c'è stato un grave pericolo di salute pubblica». Ratti ha anche parlato del suo sopralluogo nel cunicolo delle ceneri: «Mi sono calato in quel budello insieme ai Nas. Era buio e non si vedeva nulla. Ho stimato che potessero esserci le ceneri di almeno cinquecento persone. Era una stima empirica al ribasso come poi hanno confermato i rilievi effettuati in condizioni normali (oltre tremila chilogrammi di ceneri). Era davvero difficile lavorare in quelle condizioni». Poi su richiesta del legale dell'associazione dei defunti, Pianini, ha sentenziato: «È impossibile rintracciare il dna di chi è stato cremato in mezzo a quella montagna di ceneri». L'ultimo aspetto esaminato dal medico legale durante la sua testimonianza ha toccato 35 cassette trovate negli ossari del Mirteto: «In una di queste poi sequestrata abbiamo rinvenuto quattro omeri e quattro femori. Non solo, c'erano i resti di due calotte craniche. Ovvio che c'erano due persone lì dentro. E il nome invece era di un uomo morto alla fine degli anni Sessanta. Anche in questo caso hanno mischiato i resti di due persone. Davvero incredibile». E se lo dice un medico legale c'è da credergli. Prossima udienza il 29 giugno.
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