Il Tirreno

Finanza. Oltre 20 milioni il valore dei 5mila componenti sequestrati. Vittima dei ladri anche il proprietario dell’hangar dove venivano stoccati

Sgominato il clan che rubava auto di lusso

Nella sequenza di foto la Guardia di Finanza esegue l’inventario delle parti smontate dalle automobili di lusso rubate dalla banda sgominata
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Nella sequenza di foto la Guardia di Finanza esegue l’inventario delle parti smontate dalle automobili di lusso rubate dalla banda sgominata

Porsche, Mercedes, Bmw e Jaguar venivano smontate e spedite in container all'estero

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 SARZANA. Sgominata la banda che, dopo averle rubate, riciclava auto di lusso e di grossa cilindrata: la Guardia di finanza della Spezia ha condotto (ma non ancora del tutto ultimata) una lunga indagine denominata «Mosaico», di fatto smantellando l'organizzazione internazioanle che imperversava in molte zone del territorio nazionale, tra cui la Valdimagra e il nord della Toscana.  Obiettivo della banda composta da almeno 11 persone tra cui 4 italiani, 6 rumeni e un marocchino, erano le auto di lusso che capitavano a tiro, lasciate momentaneamente incustodite o parcheggiate dai legittimi proprietari.  In prevalenza Mercedes, Porsche, Bmw, Jaguar e Maserati, le marche preferite dalla organizzazione che, dopo averle smontate, accatastava in container i vari componenti, per poi spedirli via mare all'estero, apparentemente come merce di scarso valore, meticolosamente accompagnata da documentazione non veritiera. L'articolata indagine ha portato al sequestro di 60 auto rubate e, come detto, completamente smontate in un secondo tempo, tra cui delle Maserati Granturismo, Porsche Cayenne, Bmw serie 5 e 7, Mercedes classe E, Audi A8, Jaguar XF e altre: le Fiamme Gialle hanno messo i sigilli a circa 5mila componenti di auto (gruppi ottici, portiere, plance, trasmissioni complete, semiassi, radiatori, centraline elettroniche, sezioni di scocca), un camion e un capannone commerciale, per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro, di fatto denunciando 11 persone alle Procure della Spezia e di Velletri.  L'operazione "Mosaico" è iniziata dall'analisi delle merci che transitano per l'importazione e l'esportazione attraverso il porto commerciale della Spezia, a seguito della quale i finanzieri, in collaborazione con i funzionari del Servizio vigilanza antifrode dell'Agenzia delle dogane della Spezia, hanno individuato, all'interno di un container destinato in Marocco il cui carico dichiarato era "pezzi di ricambio usati", motori e altre parti di auto che, dopo accurati riscontri, sono risultati provenire da mezzi rubati.  La banda seguiva un collaudato modus operandi: subito dopo il furto, la vettura in questione veniva abilmente smontata e, resa quindi irriconoscibile, spedita in container in Paesi esteri. La Finanza aveva però avuto sentore dell'illecito traffico commerciale e, una volta entrata in azione, a seguito di una certosina opera di riconoscimento delle parti smontate, grazie ai numeri di matricola dei vari componenti sequestrati (condotta anche tramite controlli incrociati con le aziende costruttrici) ha scoperto sia le spedizioni che la base della banda, individuata a Pomezia (Roma).  Così, nell'arco di pochi giorni, è stato ricostruito il quadro del traffico illegale, risalendo a una società di ricambi automobilistici con sede nella cittadina laziale, dove, a seguito di indagini operate anche con l'uso di telecamere nascoste, è stato scoperto il capannone dove venivano stoccate le parti di auto. Curiosamente, persino il proprietario del capannone, che aveva regolarmente affittato l'immobile a uno dei componenti della banda, dopo essere stato convocato dai militari sul luogo dell'intervento, ha riconosciuto con stupore, tra le migliaia di parti di auto, alcuni pezzi della propria fiammante berlina, rubatagli pochi giorni prima. F.P.

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