Il Tirreno

Il Circolo Vela evita megamulta

Due immagini del Circolo della Vela di Marina di Massa
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Due immagini del Circolo della Vela di Marina di Massa

Le Entrate gli contestavano 250mila euro di Iva non versata

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 MARINA DI MASSA. Scongiurata la spada di Damocle da 250mila euro che pendeva sul Circolo della vela di Marina di Massa: a tanto ammontava la stangata dovuta alle contestazioni dell'Agenzia delle entrate di Massa per le annualità dal 2000 al 2006. Tutto nasce da una serie di rilievi degli ispettori del fisco.  Era emerso che il circolo, pur gestendo i posti barca, i "punti ombra" e gli spogliatoi, non avrebbe mai dichiarato questi ricavi ai fini fiscali e non avrebbe mai presentato dichiarazioni Iva per tali attività. Da qui il "conto" finale, decisamente salato: secondo l'Agenzia delle entrate, la prevalenza dell'attività commerciale rispetto a quella "istituzionale" comportava un debito Iva calcolato, grosso modo, sui 250mila euro. In sostanza, circa 35mila euro per ciascuna delle sette annualità finite nel mirino.  Una botta che metteva a rischio la sopravvivenza stessa del Circolo, o che comunque, avrebbe costretto i soci a sacrifici per pagare la forte multa.  L'esito del ricorso in commissione tributaria - promosso dal Circolo con l'assistenza dei professionisti carraresi Luciano Donnini e Mario Lattanzi - ha però scongiurato ogni rischio multa. La sentenza firmata dalla presidente Silvana Pedroni Menconi (che presiedeva un collegio composto anche da Augusto Lama e Vittorio Bertilorenzi) ha infatti accolto in pieno le tesi dei difensori. Il commercialista Luciano Donnini e l'avvocato Mario Lattanzi hanno innanzitutto messo in luce alcuni passi dello statuto, ripresi in sentenza, in particolare quelli relativi allo scopo dell'Associazione: «Dar vita alle aspirazioni sportive di tutti coloro che desiderano dedicarsi alla vela e agli sport nautici in genere,... per il miglior conseguimento degli scopi sociali l'Associazione potrà, fra l'altro, svolgere attività di gestione, conduzione, manutenzione ordinaria di impianti e attrezzature sportive abilitate alla pratica della vela e degli sport del mare in genere». Quindi, argomenta la Commissione tributaria, «Non si può aderire alla tesi dell'Agenzia delle entrate che ritiene "sport del mare", come tale meritevole di tutela, solamente lo sport della vela. Sport del mare è anche la motonautica, per la quale è necessario ai soci, così come per la vela, un posto dove tenere le imbarcazioni, né alcun valore può essere dato al fatto che alcuni soci siano residenti fuori Massa (forse chi abita a Milano non ha diritto di far parte di un circolo sportivo con sede a Massa?)». E ancora: «Gli spogliatoi e i "punti ombra" sono strettamente connessi agli sport nautici, infatti i soci hanno così la possibilità di cambiarsi di abito tornando da un'uscita in barca e di fermarsi nel circolo qualora non abbiano intenzione di uscire in barca». Si fa notare poi che il Circolo fa capo al Coni e che ha diritto alle agevolazioni: «per le associazioni sportive dilettantistiche non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali». Pertanto: «Ben può l'associazione richiedere, oltre alla quota di iscrizione, ulteriori corrispettivi per la fruizione dei servizi e delle attrezzature che comunque rientrano fra le attrezzature e i servizi necessari per gli sport del mare». M.B.

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