Il Tirreno

«Ho comprato casa, ma pagavo l'affitto»

Il residence Tropicana
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Il residence Tropicana

Il racconto di chi aveva acquistato le quote della rta Tropicana

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 MASSA. «Io sono sicuro di aver acquistato un appartamento nella residenza turistico alberghiera Tropicana, l'unica cosa che dovevo fare era confermare l'affitto di anno in anno. Poi la società che gestiva la struttura mi inviava la nota delle spese e io saldavo con un bonifico». È questo il punto saliente della testimonianza di uno degli acquirenti dei mini appartamenti (o delle quote di una società, a seconda si sposi la linea dell'accusa o della difesa) del residence Tropicana.  Paolo Amoroso, sessantenne di Busto Arsizio, di professione amministratore di una ditta di distribuzione automatica di prodotti alimentari, ha comprato quell'appartamentino di 60 metri quadri nel 2003. A segnalarglielo un'agenzia immobilare di Marina di Massa. Il titolare dell'agenzia lo mise in contatto con il legale rappresentante della società (la Grta) che si occupava della gestione della rta: il commercialista Antonello Bertozzi, accusato di lottizzazione abusiva. Il commercialista, assistito dall'avvocato Carlo Di Bugno, però durante il procedimento si è difeso dicendo che ai clienti ha sempre parlato di quote di società e non di appartamenti.  Sia quella di Amoruso sia quella di altri proprietari non sono state testimonianze semplici. Anche perché in gioco c'è l'immobile: «Io credo che sia di mia proprietà. Anche se da un paio di anni ho stipulato un regolare contratto di affitto con la Grta, credo sia sempre mio e che non possa essere dato in locazione a persone che non appartengano alla nostra famiglia». Ma ci sono passaggi difficili da comprendere quando l'uomo e altri proprietari dicono che ogni volta che arrivavano al Tropicana lasciavano la carta di identità alla reception. Talmente difficili che Amoruso, oltre che dal pm Alberto Dello Iacono, è stato incalzato anche dal giudice Ermanno De Mattia. Il giudice voleva sapere (e per questo ha chiesto al teste di inviare un fax alla cancelleria con la nota spese dettagliata che ogni anno la Grta gli inviava) che cosa pagava alla società rappresentata da Bertozzi: erano spese di condominio, oppure effettivamente era addebitato anche un canone di locazione? «Non me lo ricordo - hanno detto alcuni -, forse sì». Un altro punto da non trascurare - e che può giocare a favore delòla difesa - è quello della pulizia del residence. Qualche teste - tra questi Amoruso - ha detto che provvedeva da solo a pulire casa, ma ha anche detto che esisteva un servizio di pulizia. Ma appena De Mattia provava ad entrare più a fondo ecco che tutti si chiudevano a riccio con i forse o i non ricordo. Tanto che su questo è nato un equivoco tra De Mattia e Di Bugno: giudice e avvocato hanno fatto la voce grossa perché il primo imputava all'altro un atteggiamento irriguardoso.  A lasciare interdetti, ogni volta che c'è un'udienza sulla vendita di mini appartamenti, è la facilità con cui sono caduti nell'equivoco i compratori. Persone tutt'altro che sprovvedute: amministratori di aziende, dirigenti, giornalisti. «Difficile pensare che non sapessero cosa stavano acquistando», chiosa l'avvocato Di Bugno.

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